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I quaderni della riforma/Strumentisti
Le risposte di
MARIO MARZI
Mario
Marzi, vincitore di 9 concorsi nazionali e 4 internazionali, ha tenuto concerti in
veste di solista con le più importanti orchestre sinfoniche: Orchestra Sinfonica
RAI di Torino, Accademia nazionale di Santa Cecilia, Arena di Verona, Teatro
alla Fenice di Venezia, Caracas Symphony Orchestra ecc. Di
particolare prestigio la sua ventennale collaborazione con il Teatro alla Scala
di Milano e la Filarmonica della Scala.
Molteplici anche le sue esibizioni nelle sale e nei teatri più prestigiosi: Carnegie Hall di New York,
Suntory Hall di Tokyo, Gewandhaus di Lipsia, Musikverein di Vienna,
Schauspielhaus di Berlino, Lacma Museum di Los Angeles, Teatro Nazionale di
Pechino, Parlamento Europeo di Bruxelles, Sala Ciajkovskij di Mosca, Liceu di Barcellona ecc.
Ha inciso per le case discografiche BMG, Sony Classic, EMI, Edipan,
Stradivarius, Agorà, registrando inoltre un CD monografico in qualità di solista
con l’Orchestra G. Verdi di Milano e la direzione di H. Schellenberger, con i
più importanti concerti per sax e orchestra, prima assoluta per l’Italia, ora
internazionalmente distribuito dalla ARTS. Docente di saxofono al Conservatorio
G. Verdi di Milano, tiene corsi di perfezionamento e masterclass ad Oporto,
Amsterdam, Lisbona, Francoforte, Pechino e Denver.
Il suo libro Il Saxofono (Zecchini Editore) è stato pubblicato nell’ottobre
2009.
Molti fra i fautori della
riforma consideravano necessaria una migliore formazione musicale dello
strumentista al di là dello studio dello strumento, più di quanto fosse previsto
dall’ordinamento del 1930. I nuovi percorsi comprendono dunque armonia, analisi,
storia, e la presenza di Teoria della musica e di Esercitazioni corali anche nel
periodo superiore. Qual è la tua opinione in proposito?
Penso che la presenza di queste discipline anche nel periodo superiore sia un
bene, in quanto si potrebbero approfondire aspetti non affrontati
precedentemente. Al tempo stesso però questo potrebbe togliere troppo tempo allo
studio dello strumento, che in questa fase deve essere sicuramente privilegiato.
A tale scopo è senza dubbio opportuno calibrare attentamente l’incidenza delle
stesse, per non incorrere in questo rischio.
Il nuovo assetto didattico prevede che la
competenza dell’insegnamento dello strumento si articoli su più discipline. Per
esempio: Prassi esecutive e repertori (che è il vero e proprio insegnamento
dello strumento), Metodologia dell’insegnamento strumentale, Trattati e metodi,
Letteratura dello strumento, Fondamenti di storia e tecnologia dello strumento,
Tecniche di lettura estemporanea, Improvvisazione allo strumento.
Tutte queste discipline – o meglio quelle che ogni istituzione sceglierà – sono
di competenza dei docenti dello strumento “principale”. Tuttavia è prevedibile
che lo studente le studi sotto la guida di diversi docenti dello stesso
strumento.
Come vedi questa articolazione su più discipline della competenza strumentale?
E come vedi l’ipotesi che i tuoi studenti studino altri aspetti dello strumento
con altri colleghi docenti dello stesso strumento?
Lo
vedo senz’altro come un arricchimento per gli studenti, troppo spesso a noi
docenti manca il tempo per affrontare tutto e spesso si corre il rischio di
privilegiare una cosa a discapito di altre altrettanto importanti. Il fatto poi
che i diversi aspetti dello strumento possano essere trattati da più docenti,
può “scongiurare” il pericolo di informazioni unilaterali, dando agli studenti
la possibilità di crearsi una propria competenza in autonomia.
Uno dei motivi di diffidenza di una parte di non
pochi docenti di strumento verso il curricolo dell’alta formazione è il timore
che lo studio dello strumento possa perdere la centralità che ha
nell’ordinamento del 1930.
Condividi questa proccupazione? Se sì, pensi che questo rischio possa essere
ridotto dalle singole istituzioni nella fase di definizione del proprio
curricolo locale?
Il rischio c’è, ma del
resto è necessario affrontarlo in maniera intelligente e consapevole, in primis
dalle singole istituzioni, proprio nella delicata fase della definizione del
curricolo.
La musica da camera assume
nel curricolo un ruolo che non vi aveva nell’ordinamento del 1930. Sia come
quantità, sia per la regolare verifica con esami.
Come giudichi questa innovazione dal punto di vista del docente di strumento (se
questo è il tuo caso) e da quello del docente d’insieme (se questo è il tuo
caso)? Potranno generarsi delle “contese territoriali”?
Anche in questo caso è una questione di “intelligenza”. Penso sinceramente che
la musica da camera sia fondamentale per la formazione di un musicista, troppo
spesso assistiamo a bravi strumentisti solisti, che però manifestano un “male
allez” quando si trovano a suonare in un ensemble. In quanto docente di
strumento, credo fermamente nella validità dell’incremento del ruolo della
musica da camera, e credo anche che docenti competenti possano collaborare
serenamente, lasciando da parte “contese” sterili e poco costruttive.
Pensi che le convenzioni fra Conservatori e Licei
per dar vita ai nuovi Licei musicali possano comportare un rischio di
“secondarizzazione” dei Conservatori, o portare a modificare in qualche modo lo
stato giuridico dei docenti?
A
questo sinceramente non saprei rispondere, credo certamente che possa esistere
una convivenza e collaborazione fra le due istituzioni, e non credo che questo
possa modificare il nostro stato giuridico, certo ci sarà da lavorare molto,
affinchè tutto funzioni per il meglio…prima o poi.
(febbraio 2010) |