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I quaderni della riforma/Strumentisti
Le risposte di
GRAZIANO BELUFFI
Graziano Beluffi è nato a Milano nel 1954. Ha
studiato violoncello con A. Ranzato e F. Maggio Ormezowsky, diplomandosi nel
1977 al Conservatorio di Cagliari, con il massimo dei voti. Si è perfezionato
alla Chigiana con Navarra, Brengola e Farulli, ottenendo il Diploma di Merito.
Ha vinto 5 Concorsi Naz. 2 Internazionali e 1 come Direttore di Coro. Svolge
attività prevalentemente cameristica. Con il “Quartetto Amati”, il “Quartetto di
Milano” e il “Rondò – Clarinet – Trio” ha inciso 7 Compact Disc. E’ Docente di
vcl. al Conservatorio di Milano. Si occupa con passione di revisioni critiche
per il suo strumento e della tutela del patrimonio storico-liutario del
Conservatorio di Milano.
Molti fra i fautori della riforma consideravano
necessaria una migliore formazione musicale dello strumentista al di là dello
studio dello strumento, più di quanto fosse previsto dall’ordinamento del 1930.
I nuovi percorsi comprendono dunque armonia, analisi, storia, e la presenza di
Teoria della musica e di Esercitazioni corali anche nel periodo superiore. Qual
è la tua opinione in proposito?
Sono contrario alla riforma e, a suo tempo, votai contro la sua attuazione.
Ritengo assolutamente eccessiva la mole di lavoro che un allievo deve sostenere.
Il Conservatorio dovrebbe, prima di tutto, essere una palestra, che insegna il
mestiere: il che significa tante, tante ore giornaliere al proprio strumento.
Cosa irrealizzabile con la riforma, che disperde le energie in troppe materie.
Il nuovo assetto delle discipline prevede che la
competenza dell’insegnamento dello strumento si articoli su più discipline. Per
esempio: Prassi esecutive e repertori (che è il vero e proprio insegnamento
dello strumento), Metodologia dell’insegnamento strumentale, Trattati e metodi,
Letteratura dello strumento, Fondamenti di storia e tecnologia dello strumento,
Tecniche di lettura estemporanea, Improvvisazione allo strumento.
Tutte queste discipline – o meglio quelle che ogni istituzione sceglierà – sono
di competenza dei docenti dello strumento “principale”. Tuttavia è prevedibile
che lo studente le studi sotto la guida di diversi docenti dello stesso
strumento.
Ogni Docente dovrebbe essere in grado di conoscere tutte queste materie,
applicandole nelle proprie lezioni. Io l’ho sempre fatto.(compresa
l’improvvisazione allo strumento, ad esempio per l’elaborazione di cadenze). Non
vedo per quale ragione lo Stato debba spendere vagonate di soldi per far fare la
stessa cosa a più persone.Per me non ha senso.
Come vedi questa articolazione su più discipline
della competenza strumentale?
E come vedi l’ipotesi che i tuoi studenti studino altri aspetti dello strumento
con altri colleghi docenti dello stesso strumento?
Per il primo punto ripeto che un buon insegnante può e deve fare tutto da sé.
Per il secondo punto credo che un buon allievo, in fase di studio, debba
formarsi con un solo insegnante: il proprio. Non lo dico per sfiducia dei
colleghi, che stimo tutti; lo dico perché le cose si imparano bene una per volta
e non sentendo tante campane diverse.
Uno dei motivi di diffidenza di una parte di non
pochi docenti di strumento verso il curricolo dell’alta formazione è il timore
che lo studio dello strumento possa perdere la centralità che ha
nell’ordinamento del 1930.
Condividi questa proccupazione? Se sì, pensi che questo rischio possa essere
ridotto dalle singole istituzioni nella fase di definizione del proprio
curricolo locale?
Non ho capito molto la
domanda. Rispondo per quello che credo di aver capito: io ritengo i programmi
del 1930, per il violoncello, ancora molto validi e attuali. Era necessario fare
solo qualche ritocco, logico ed inevitabile.Invece i programmi sono stati
completamente stravolti, a mio parere con grave danno per il livello generale
di preparazione
La musica da camera assume
nel curricolo un ruolo che non vi aveva nell’ordinamento del 1930. Sia come
quantità, sia per la regolare verifica con esami.
Come giudichi questa innovazione dal punto di vista del docente di strumento (se
questo è il tuo caso) e da quello del docente d’insieme (se questo è il tuo
caso)? Potranno generarsi delle “contese territoriali”?
Ripeto: prima bisogna imparare a suonare lo strumento, poi si può pensare di
suonare con altri. Duo, trio, quartetto, musica da camera, orchestra richiedono
professionalità. Ve lo dice chi ha fatto più di 25 anni di lavoro in Quartetto.
Giudico eccessiva, anche in questo settore, l’invadenza della riforma. E vi
assicuro che la mia non è arretratezza culturale: è realismo.
Pensi che le convenzioni fra Conservatori e Licei
per dar vita ai nuovi Licei musicali possano comportare un rischio di
“secondarizzazione” dei Conservatori, o portare a modificare in qualche modo lo
stato giuridico dei docenti?
Inevitabilmente si creeranno Conservatori di Serie A e di serie B. Anche per
questo motivo non bisognava accettare la riforma, in generale. I Conservatori
potevano rimanere il centro dell’educazione seria e professionale allo studio
della musica. Non ha voluto così la maggioranza dei docenti. Per me è stato un
grave ed irreparabile errore.
(marzo 2010) |