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I quaderni della riforma/Compositori
A colloquio con
MARIO GARUTI
Insegna Composizione al
Conservatorio di Milano. Ha frequentato, dopo il diploma, i corsi di
perfezionamento alla Accademia Chigiana di Siena con F.Donatoni. Dal 1984 al
1994 è stato regolarmente invitato ai corsi estivi di Darmstadt, dove ha
ottenuto nel 1984 lo Stipendienpreis e nel 1986 il prestigioso Kranichsteiner
Musikpreis. Ha tenuto alcune Master Class e partecipato a vari seminari presso
il Conservatorio di Parigi, San Pietroburgo, Salonicco, Damasco, Vilnius,
Stoccarda e Granata (2007). Collabora con la IULM e l’Università degli Studi di
Milano. I suoi lavori, pubblicati in parte da BMG Ricordi, sono commissionati ed
eseguiti nei più importanti festival internazionali da interpreti prestigiosi.
Nel 2009 ha partecipa alla Biennale di Venezia con il nuovo lavoro per quartetto
d’archi commissionato dal Quartetto Arditti “Cielo perso/anima tersa”.
SL
Comincio con una domanda "facile":
a che cosa serve – oggi, domani - il corso di Composizione?
MG Se riteniamo la
Composizione un’attività artistica, ovvero atta a trasformare delle idee in
suoni organizzati, dobbiamo chiederci a che cosa serva l’arte. Diversamente, se
la riteniamo unicamente un’attività artigianale la risposta è sì più facile:
serve all’apprendimento di tecniche linguistiche, strumentali e affini, che
permettano la riproduzione di stilemi passati o presenti già “riconosciuti”
utili alle più differenti applicazioni.
E’ probabile che il buon senso ci porti a considerare la Composizione
un’attività artistica fortemente caratterizzata dall’artigianato.
Una mente che ricerca, aperta a
trecentosessanta gradi, acquisisce allo stesso modo dal passato come dal
presente, questo per realizzare nel futuro le proprie progettualità che possono
rispondere a tutte le diverse esigenze espressive, dalle più “pure” alle più
applicate. Certo è che se esprimo con la musica un mio pensiero dovrò per forza
acquisire una “consapevolezza storica” per essere attendibile, dovrò fare i
conti con la contemporaneità nell’accezione nietzschiana del termine evidenziata
da Agamben, dove contemporaneo è colui che in verità è inattuale, non coincide
esattamente con il suo tempo (sull’argomento puoi anche vedere il rete un mio
scritto “quando cammino lungo il fiume” uscito sulla rivista Cosmopolis) né si
adegua alle sue pretese e, proprio ribadendo questo scarto, è capace però di
“vedere” e sentire meglio il suo tempo.
Un corso di
Composizione deve saper salvaguardare e rispettare anche questa possibilità
creativa, pur comprendendo che si contrappone, viaggia in direzione opposta
all’altra tendenza di musica applicata. C’è da dire che quest’attività creativa
è ormai in via d’estinzione; infatti non sto assolutamente pensando alla maggior
parte della produzione cosiddetta “contemporanea”, che a mio avviso racchiude
una moltitudine di persone che cercano paradossalmente di essere riconosciuti da
un mondo che a loro volta non riconoscono. Sono coloro che coincidono
perfettamente con l’epoca che vivono, non sono ad essa contemporanei, e quindi,
cito ancora Agamben “non possono tenere fisso lo sguardo su di essa”.
SL Quali
devono essere secondo te la funzione e il peso delle tecniche “storiche” nella
formazione dello studente di composizione?
MG Riporto una citazione
di Boulez sull’argomento: “C’è un gioco che facevamo da bambini. Ci si siede
intorno a un tavolo, il primo sussurra una frase all’orecchio del proprio vicino
“Ho il fazzoletto in tasca”. La frase passa da orecchio a orecchio, sempre
più veloce, e come diventa alla fine? “Il gatto mangia la cioccolata”. Ecco.
Questa è la tradizione - spesso solo l’eredità di manierismi. Qualcuno imita
gesti senza capire il loro spirito”.
Occorre approfondire alcune tecniche della storia con lo spirito di chi “impara
l’arte e la mette da parte”. Tutto torna utile, ma non posso ingolfarmi per
dieci anni di tradizione senza un’idea da realizzare.
SL
Esiste nel mondo del lavoro e delle professioni una “domanda” di
competenze compositive al di là di quelle rappresentate dal modello di fruizione
della sala da concerto? Quali, e come si dovrebbe farvi fronte?
MG Il mondo della
produzione musicale è molto più articolato rispetto a un tempo. Il concerto è
ancora un evento prezioso e unico perché esprime qualcosa di rituale, di magico.
Il suo opposto è tutto il mondo che prevede un ascolto mediato: musiche per
video, istallazioni, orologi; per ambienti pubblici come supermarket, ospedali,
aeroporti; sonorizzazioni e insonorizzazioni varie… Il Conservatorio potrebbe
dare una risposta professionale in merito?
E’ probabile che i docenti del Conservatorio si trovino in difficoltà con queste
tipologie di lavoro, e solo affrontandole con una apertura
mentale diversa da quella che si ostenta quando si osserva
una partitura potrebbero entrare in sintonia con il problema. E’ un dato di
fatto che le pagine “nere” sono valutate più positivamente di quelle che si
presentano all’occhio più fragili. Questo atteggiamento può
avere la sua logica, anche se la ritengo comunque discutibile (Pärt, Scelsi o
Feldman, per citarne solo alcuni, non passerebbero alcun esame di Composizione),
in un esame dove si valuta l’elaborato scritto.
Occorre però tenere conto della rivoluzione timbrica operata
dall’elettronica; una articolazione melodica e ritmica elementare può risultare
assolutamente efficace se espressa con il timbro appropriato e in contesti
musicali applicati è quello che succede normalmente.
In poche parole è inutile
nasconderci che da molto tempo ormai la maggior parte della produzione musicale
non riconosce più il Conservatorio come centro formativo unico e necessario. Le
persone che operano nel mondo del lavoro musicale “alternativo ma remunerativo”
hanno formazioni musicali diversificate, sono deejay, improvvisatori che spesso
non sanno leggere nemmeno la musica ma sanno utilizzare le tecnologie in modo
professionale e soprattutto hanno una sensibilità, conoscono il mondo in cui
operano, lo vivono quotidianamente, sanno che per comporre una musica per una
istallazione o un jingle pubblicitario sono sufficienti quelle due note giuste
“adesso”; nel senso che il settore è in continuo movimento e ciò che può
funzionare ora può fallire tra un anno. Detto questo è chiaro che una formazione
professionale da Conservatorio diventa un valore aggiunto a patto che nella
scuola I docenti siano in grado (e non è una sciocchezza!) di rispettare la
“sensibilità” e le diverse “estetiche” dei giovani.
SL Appare molto probabile che il
triennio vada “a regime” con il 1° novembre 2010.
Dò per conosciuti gli obiettivi formativi e gli
sbocchi occupazionali come definiti dal nuovo decreto sugli ordinamenti.
Alla luce di queste definizioni, entro le quali ogni istituzione dovrà
“disegnare” il proprio triennio, come ti piacerebbe che fosse quello del tuo
istituto?
MG Le indicazioni del
nuovo decreto rappresentano un buon terreno di riferimento. Cercano di
rispondere alle esigenze più disparate senza imbrigliare più di tanto le energie
potenziali. Come già era accaduto con il vecchio ordinamento, sono gli
insegnanti che interpretano in modo restrittivo le direttive.
Anche la divisione tra Composizione e tecniche compositive è per me positiva.
Composizione è un’area che implica anche il pensiero, l’estetica, in poche
parole è l’area in cui ci si
confronta anche
per focalizzare le idee da realizzare, è il settore in cui ci si confronta con
la Storia per rivitalizzarla. Come possono esistere compositori più o meno
affermati che hanno difficoltà a riprodurre una fuga o una romanza senza parole
(anche perché forse non sono interessati alla cosa), così esistono molti
insegnanti abili a riprodurre varie forme storiche senza che abbiano nulla da
dire creativamente.
SL
Quali prospettive di lavoro potrebbe avere un diplomato di primo
livello?
MG
Questa è La Domanda! Nessuna prospettiva al di fuori
dell’insegnamento nelle scuole medie nei migliori dei casi (ricordiamo che anche
in queste realtà scolastiche non viene riconosciuta la laurea di primo
livello!). Molti dei miei allievi occupano posti in Università o sono liberi
professionisti grazie al fatto che hanno seguito, parallelamente al
Conservatorio, passioni sempre musicali ma “sul campo”, legate ad ambienti
“vivi” della musica. Uno di loro guadagna da anni molto bene producendo alcuni
brani di musica tecno di successo e producendo varie band rock. E mi ricorda
sempre però quanto fosse stato importante, non tanto lo studio delle tecniche
storiche in sé ma la comprensione di alcuni meccanismi formali strategici, così
come discutere attorno alla recezione delle “differenze” all’interno dei più
disparati ambiti musicali. In classe si poteva ascoltare Josquin Des Prés e
Brian Eno, oppure Bach e poi Reich per capire, o meglio per entrare in sintonia
con diverse applicazioni del concetto di contrappunto. Il giudizio di valore era
sospeso, la cosa interessante era assimilare e amare differenti impostazioni
linguistiche tenendo conto del diverso periodo storico.
SL
E se questo è il triennio, come ti piacerebbe che fosse
articolato il biennio superiore (indirizzi, obiettivi, contenuti...)
MG In effetti non sono
ancora in grado di valutare quale potrebbe essere l’andamento ideale del Biennio.
I problemi sono molteplici. In Composizione abbiamo stabilito che alla prova
di ammissione lo studente, in possesso già di un diploma di Composizione, debba
presentare un progetto da realizzare, affrontare una discussione di carattere
estetico. Buoni propositi che vengono puntualmente disattesi, vuoi perché non si
vede come non accettare chi ha già conseguito il Triennio, vuoi perché occorre
riempire le classi. E ci ritroviamo personaggi imbarazzanti!
L’idea di base penso però sia giusta. Nel Biennio si dovrebbe realizzare il
progetto presentato all’ammissione, magari offerto dalla scuola o comunque
elaborato assieme ai docenti in una fase iniziale del corso. Progetto da
intendere in senso professionale, che coinvolga strutture anche esterne al
Conservatorio, con cui si sono stabilite delle convenzioni che permettono di
pensare la scuola come un sistema aperto. Sistema che interagisce con Festival
Internazionali, mondo del lavoro nell’accezione più ampia del termine.
Altra questione:
per chi ha un diploma, ma non di Composizione, sono previste delle prove di
clausura simili a quelle del vecchio ordinamento, tranne poi scoprire che non è
una regola applicata in tutt’Italia e quindi è sufficiente che queste persone si
iscrivano ad altri Conservatori, che non contemplano prove così impegnative, per
risolvere il problema (che
richiama la necessità di rendere omogeneo a livello nazionale il livello di
accesso in sede di applicazione del nuovo decreto).
L’esame al termine di ogni anno
prevede, nella materia principale, l’esecuzione delle partiture presentate. Al
termine del primo anno si presenta, si discute e si esegue un pezzo per
strumento solista, al secondo per orchestra. Ora, nonostante la buona volontà
degli esecutori che possono essere docenti interni o professionisti esterni alla
scuola, l’esecuzione è raramente ottimale. I brani presentati sono decisamente
complessi, il tempo e i soldi a disposizione sono presupposti troppo deboli per
la buona riuscita dell’esame. A questo punto anche noi della Commissione
tendiamo facilmente a far trapelare superficialità e supponenza anche in sede di
discussione e visione dei pezzi (capita anche che le puntualizzazioni tecniche
della Commissione siano veramente di basso profilo, da esame di corso
inferiore). Teniamo conto che nel Biennio superiore gli studenti sono in pratica
già dei professionisti, colleghi che hanno bisogno di un riconoscimento
accademico ma sono già più che attivi nel settore. Mi chiedo allora se le
condizioni di un esame così mal strutturato possano garantire un giudizio
sereno, ma soprattutto professionale.
La valutazione è altrettanto difficile nel secondo anno dove solo il Direttore
dell’ensemble o dell’orchestra chiamati a eseguire il brano
si è studiato la partitura e l’orchestra
(professionale ed esterna) legge spesso a prima vista, ancora una volta i soldi
sono pochi, il tempo meno ancora, non si può contare su un’orchestra interna e
quindi alla fine si eseguono solamente alcune parti del pezzo presentato.
Riassumo gli
aspetti che stanno peggiorando nel tempo. I primi anni siamo riusciti
sostanzialmente a realizzare buoni esami finali.
SL
C’è qualche domanda che vorresti fare tu?
MG E’ possibile
realizzare quello che propone il decreto senza che siano stati ancora
effettivamente resi equipollenti vecchio e nuovo diploma e senza che sia stata
superata l’incompatibilità tra Università e Conservatorio quando poi viene
attivata paradossalmente una loro collaborazione?
E’ possibile tutto questo senza aver chiarito come verranno strutturati gli anni
di studio che precedono i corsi nel Nuovo Ordinamento (non si poteva sperare in
una definizione più
“democratica”!) ?
(dicembre
2009) |