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INTERVENTI

LE NUOVE DISPOSIZIONI SULLE EQUIPOLLENZE
NELLA LEGGE DI STABILITA' 2013 (L. 228/2012)

di Paolo Troncon

 

Nella legge di Stabilità 2013 (L. 24 dicembre, n. 228), sono state inserite alcune importanti norme che riguardano i conservatori. Precisamente i commi 102-107 dell’unico articolo di cui la legge si compone. Le nuove disposizioni riguardano soprattutto l’equipollenza (ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi):

-tra il diploma del vecchio ordinamento conseguito fino al 2012 e il diploma accademico di secondo livello (in base ad una tabella di corrispondenza che verrà stabilita in successivo DM),

-tra i titoli accademici (sperimentali e ordinamentali) di primo e secondo livello del conservatorio rispettivamente con le lauree universitarie L3 (“Discipline
delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda”) e LM-45 (“Musicologia”).

Grazie alla proprietà transitiva, quindi, tutti i vecchi diplomi di conservatorio (conseguiti fino al 2012) e dell’accademia di danza, sono stati resi equipollenti alla laurea magistrale di musicologia, sempre ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi.

 

Le norme riguardanti i Conservatori nella legge di stabilità 2013:

equipollenza v.o. entro il 2012/II livello


equipollenze con l'università

Inizialmente il testo non prevedeva il limite del 2012 per la validità del vecchio diploma, ma poi questo termine è stato  fissato in extremis, probabilmente a causa della poca chiarezza esistente sulla questione privatisti.
Non è infatti ancora dato sapere (a tredici anni dalla riforma che doveva segnare una fine ed un nuovo inizio!) se uno studente potrà ancora seguire il vecchio curricolo di studi abrogato dalla riforma (precisamente dal DPR 212/2005) completamente all’esterno di una istituzione AFAM riconosciuta, e poi conseguire e farsi certificare il vecchio diploma da un conservatorio o un ex IMP (come avvenuto fino a qualche anno fa).

L'equipollenza vale per i "vecchi" diplomi conseguiti entro il 2012




 

La recente sentenza TAR Lazio del 3 dicembre 2012 che dà ragione ai privatisti contrari all’imposizione del limite loro imposto dalla legge (DM 4 luglio 2012 che lo fissa all’a.a. 2012-13) riguardante la possibilità di diplomarsi privatamente col vecchio curricolo di studi ad esaurimento, potrebbe aprire la strada ad un allungamento di questa possibilità per i prossimi dieci/dodici anni!

Il combinato di questo orientamento, se concretizzato con un nuovo dispositivo di legge, e il comma 107 prima versione della L. 228/2012, avrebbe dato la possibilità ai privatisti di poter conseguire una laurea magistrale in musicologia (grazie all’equipollenza) senza essere mai stati iscritti in un conservatorio o in una università!

Cose che succedono solo in Italia…

 

Contraddizioni e paradossi conseguenti

Le nuove disposizioni hanno scatenato sentimenti contrastanti nel mondo AFAM. C’è chi esulta per avere stabilizzato con questo atto i conservatori altrimenti destinati al fallimento o alla secondarizzazione, c’è chi è rimasto sconcertato perché le loro importanti certezze sui livelli dei diplomi sono crollate, c’è chi si domanda quale sia il valore dei titoli del vecchio ordinamento che saranno conseguiti da adesso in poi.
 

Reazioni diverse

Io intanto mi chiedo perché per andare avanti anche solo di un centimetro c’è bisogno di fare blitz notturni in leggi che parlano di tutt’altro, buttando al vento magari il lavoro di altri (per esempio quello del CNAM in fatto di equivalenze ed equipollenze).

Le domande sono molte; cercherò di evidenziarle e di dare loro risposta. Purtroppo ne viene fuori un quadro poco edificante che fotografa un sistema globalmente molto confuso, che non sa dove andare e che quando si muove, anche se a piccoli passi, lo fa come un elefante in una cristalleria.
 

Legislazione impropria, molte incertezze

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La tesi di chi oggi esulta è: «Bisognava mettere in sicurezza la riforma e per farlo serviva dare ai diplomi di conservatorio il valore delle lauree universitarie e mandare i bienni ad ordinamento. Detto, fatto! Ora possiamo stare tranquilli».

La tesi di chi è sconcertato è: «Fino ad oggi avevamo capito che il vecchio diploma fosse come il triennio e avevamo costruito i curricoli di conseguenza, dai corsi pre-accademici in poi. Avevamo anche consigliato gli studenti in base a questi principi. Ora che il vecchio diploma corrisponde al biennio sarà tutto da rifare, con molti studenti che probabilmente saranno molto arrabbiati per le informazioni sbagliate loro date».

La domanda di chi conseguirà il diploma del vecchio ordinamento da adesso in poi: «Ma allora il mio diploma non varrà più nulla?».
 

I pro

 

i contro

 


e l'incertezza degli attuali iscritti al v.o.

Sulle equipollenze, in effetti, si è agito veramente all’ingrosso, non tenendo conto dell’effettivo valore dei singoli titoli: per esempio il diploma dell’accademia di danza reso equipollente alla laurea magistrale di musicologia suscita ilarità. Il CNAM stava da tempo lavorando con il CUN sulla questione delle equivalenze dei titoli, ma ora tutto il discorso è stato vanificato.

Se è pur vero che piuttosto che nulla è meglio “piuttosto”, bisogna vedere da vicino le conseguenze pratiche, l’impatto che queste nuove disposizioni produrranno, per valutare se saranno veramente utili, se porteranno avanti la riforma nel verso giusto.
 

Vanificato il lavoro del CNAM sui titoli

Sull’equipollenza dei titoli accademici (dei conservatori) con quelli universitari (L3 e LM-45) si è parlato molto. Che necessità c’era di farlo? In fondo per quanto riguarda tutte le prospettive occupazionali previste in uscita dai corsi di studio di primo (cfr. il DM 124/2009) e di secondo livello, questa equipollenza non serve. Per suonare da solisti o in ensemble non si chiede certo la laurea in musicologia… Per fare i concorsi nelle orchestre pure!
 

A cosa serve l'equipollenza? Non per suonare...

L’equipollenza serve solo per utilizzare il diploma di conservatorio in pubblici concorsi dove per l’accesso viene richiesta esplicitamente la laurea magistrale e non il diploma di conservatorio. Se viene richiesta esplicitamente la LM-45 probabilmente un diplomato in oboe avrà una certa difficoltà, stante la sola preparazione acquisita nel conservatorio. Se viene richiesta una laurea magistrale generica si tratterà di concorsi che hanno poco o nulla a che fare con la preparazione acquisita in conservatorio. Sappiamo che per insegnare musica o uno strumento nella scuola pubblica questa equipollenza non cambia nulla rispetto a prima (perché serve l’abilitazione prevista dai corsi di cui al DM 249/2010). Per lavorare come amministrativo nella biblioteca o in un ufficio produzione di un conservatorio statale è indifferente. E così via…

L’uso di questa equipollenza sarà quindi molto limitato: sicuramente avere una possibilità in più è meglio che non averla, ma non mi pare questa una questione decisiva per i destini dei futuri diplomati di conservatorio (come non lo è stato fino ad oggi nella nostra gloriosa storia). Uno studente che si dedica alla musica nei lunghissimi percorsi di studio del conservatorio vorrebbe, immagino, fare il musicista, non altro.

 

Solo per i pubblici concorsi, non per l'insegnamento

E allora dovremmo occuparci più che del valore legale del titolo (una “passione” tipicamente italiana e ben poco europea!) dell’effettiva preparazione che nei conservatori italiani concretamente diamo, occuparci di dare agli studenti nei nuovi corsi di studio tutti gli strumenti culturali e tecnici per avviarli veramente nel mercato europeo e mondiale della musica.
 

Anzichè del valore legale, sarebbe meglio occuparsi del valore reale
La lotta per ottenere questi emendamenti, quindi, è stata soprattutto una battaglia politica e sindacale. Politica nel senso che si è voluto rafforzare il sistema AFAM dagli attacchi di chi lo vorrebbe “secondarizzare”, ridurlo cioè, in base ad una spinta controriformista, al rango di liceo musicale. Sarà... L’unica cosa oggettiva però è che a tredici anni dall’emanazione della L. 508 uno degli aspetti che maggiormente marcano la differenza tra il sistema della scuola secondaria e il sistema universitario di tipo terziario (tanto più se quest’ultimo è di tipo artistico), cioè la gestione del personale docente intesa sia come modalità di assunzione dei professori, sia come gestione del personale già assunto (compresa l’entità dei loro stipendi), rimane ancorato a modelli pre-riforma. Sotto questo aspetto i Conservatori sono ancora lontani da essere “università”.
 
Il reclutamento e il compenso dei docenti sono tuttora "non-universitari"

Serve quindi a poco occuparsi delle equipollenze universitarie se poi c’è chi lotta quotidianamente per difendere ad oltranza un sistema di reclutamento basato su norme anacronistiche, in contrasto con quanto avviene in Europa e nelle università italiane.

È stata una battaglia sindacale per richiedere dopo l’equipollenza dei titoli anche l’“equipollenza” con gli stipendi dei professori universitari. Certamente sarebbe questa l’unica cosa sulla quale tutti i docenti di conservatorio sarebbero d’accordo, ma realisticamente la vedo poco probabile in questi tempi!
 

e non è il caso di alimentare illusioni
In sostanza la riforma è andata avanti più che altro nella facciata e molto, molto a rilento, mentre l’ossatura del sistema è rimasta ancora sostanzialmente quella pre-riforma, con poca coscienza dell’autonomia e poca conoscenza dei meccanismi introdotti col Processo di Bologna. Questo a causa del prevalere di una concezione conservatrice ancora molto forte all’interno del mondo dei conservatori che una cultura corporativa di fatto ha consolidato.
 
La sostanza del sistema è poco cambiata. Resistenze corporative interne
È sintomatico a riguardo il fatto che si ritiene una “conquista” aver introdotto in una legge dello stato un comma che impone al MIUR di adempiere un’altra legge dello stesso stato (parlo dei bienni che devono andare ad ordinamento entro dodici mesi). Vedere il “mezzo pieno” è sempre buona cosa, ma questa è una dichiarazione pubblica di assoluta inefficienza delle istituzioni! Voglio poi vedere come questo limite temporale sarà mantenuto visto che siamo dal 1 gennaio 2013 senza CNAM e senza norme decenti per la sua rielezione.
 
Stabilito per legge di adempiere una legge precedente!

È quindi prematuro cantare vittoria, perché stante questa situazione i conservatori potranno forse sopravvivere, ma non certo sviluppare le proprie grandi potenzialità nell’ambito della riforma e competere con altre istituzioni europee e con le istituzioni private italiane accreditate.
 

Così è difficile competere

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Veniamo all’altro fronte. Per anni molti conservatori hanno confuso equipollenza giuridica con equipollenza didattica. Hanno cioè dedotto, da una lettura della norma che di seguito cito, che il livello tecnico-artistico in uscita dal vecchio diploma dovesse essere lo stesso di quello in uscita dal triennio. E di conseguenza hanno definito i livelli tecnico-artistici in uscita dai corsi pre-accademici e dai bienni. Adesso con l’equiparazione del vecchio diploma al biennio i conti non tornano più.
 

Con l'equiparazione del vecchio diploma al biennio, il triennio non può coincidere col vecchio diploma

Che si sia trattato di un abbaglio lo si può vedere leggendo attentamente i testi di riferimento. I più accorti non sono caduti nella trappola semplicemente perché hanno ritenuto i percorsi di studio (vecchio e nuovo ordinamento) due cose distinte, hanno proceduto cioè alla definizione dei nuovi obiettivi formativi non pensando alle corrispondenze col vecchio, ma piuttosto pensando di creare un nuovo e diverso curricolo.
 

 
In ogni caso la L. 508/1999, “rattoppata” dalla L. 268/2002, assegna al vecchio diploma due attributi: a) essere un titolo di accesso per le scuole di specializzazione (SSIS) e per i corsi di diploma accademico di secondo livello; b) essere equiparato (sempre ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi), «alle lauree previste dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell’università» cioè il DM 509/1999, senza però specificare a quale delle due lauree previste dall’art. 3 comma 1: la laurea (L), oppure la laurea specialistica (LS)? Molti hanno dato per scontato la corrispondenza vecchio diploma = laurea di primo livello, ma questo non è scritto, è una deduzione poco chiara e come vedremo contradditoria.
 
La 508 non era chiara sull'equiparazione alla laurea
In ogni caso già dal 2002 il diploma vecchio ordinamento possedeva un utilizzo come laurea ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi (quindi la L. 228/2012 non è innovativa su questo punto, quanto un dispositivo chiarificatore e dirimente una controversia che durava da anni!).
 
Già prima il vecchio diploma dava accesso ai pubblici concorsi, ma era oggetto di controversie
Con un falso sillogismo si è dedotto che: a) siccome il vecchio diploma viene “prima” del biennio accademico; b) siccome tale diploma equivale alla laurea di I livello (perché anch’essa antecedente al secondo livello universitario); c) allora le cose che il diplomato doveva sapere e fare al termine del vecchio curricolo di studi dovevano essere le stesse previste alla fine del Triennio.
 
 

Ma venire prima di qualcosa non significa essere uguali a qualcos’altro! Per fare un esempio, anche la laurea in lettere permette l’accesso ad un biennio di violino (cfr. DPR 212/2005, art. 7 comma 4), ma non si può certo dire che la laurea in lettere ha lo stesso livello tecnico artistico del diploma vecchio ordinamento di violino!
Il “dopo” assume un significato di “superiore” solo all’interno di uno stesso curricolo di studi (il IV anno viene dopo il III nel vecchio ordinamento, il livello C viene dopo il livello B nei pre-accademici), ma non quando si comparano curricoli diversi come vecchio ordinamento e trienni o bienni.
 

 

L’equiparazione del vecchio diploma al triennio è una delle interpretazione possibili della norma (la L. 268/2002), ma non l’unica; io reputo questa comune interpretazione errata in quanto ritengo sia piuttosto la laurea specialistica (quella di II livello, in seguito chiamata “laurea magistrale” col DM 270/2004) la più coerentemente affine al vecchio diploma ragionando con la testa del legislatore nel 2002, in quanto il massimo titolo del vecchio ordinamento non poteva che essere equiparato al massimo titolo del nuovo, come ha fatto il governo con il Decreto interministeriale 5 maggio 2004 equiparando la vecchia laurea quadriennale alla nuova laurea magistrale (non alla laurea di primo livello).
 

E' ragionevole l'equiparazione del vecchio titolo al nuovo biennio

E anche comparando gli obiettivi formativi del biennio del conservatorio (DPR 212/2005 art. 3, comma 4: «Il corso di diploma accademico di secondo livello ha l’obiettivo di fornire allo studente una formazione di livello avanzato per la piena padronanza di metodi e tecniche artistiche e per l’acquisizione di competenze professionali elevate»), con quelli della laurea specialistica (DM 509/1999 art. 3, comma 5: «Il corso di laurea specialistica ha l’obiettivo di fornire allo studente una formazione di livello avanzato per l’esercizio di attività di elevata qualificazione in ambiti specifici»), si poteva già intuire che il vecchio diploma fosse, dal punto di vista curricolare, dello stesso livello del biennio accademico (chi può dire che il vecchio corso di diploma fosse “incompleto” per avviare il diplomato alla professione?) e della stessa tipologia della laurea di secondo livello universitario.

Nulla di nuovo quindi, ma ci sono voluti più di sette anni per chiarire definitivamente il concetto!
 

7 anni per chiarire quello che già si sapeva

Anche questo problema quindi viene ingigantito a sproposito. Grazie all’autonomia ogni conservatorio può definire il livello degli obiettivi formativi dei propri corsi di studio, per esempio quelli tecnico-artistici. Nulla vieta a chi intende il biennio come “superiore” al diploma del vecchio ordinamento (perché lo segue, o per altro motivo) di continuare a pensarlo e mettere in pratica questo orientamento con programmi impegnativi e selettivi.

 

Il biennio può essere superiore al vecchio titolo nei contenuti, in base all'autonomia
Certamente il problema scaturisce dal valore legale del titolo (usanza che perdura nel nostro paese, ma prima o poi ci adegueremo anche noi alla media europea) per colpa del quale ci sono istituti dove conseguire un diploma è “più facile” e istituti dove è più “difficile”, a parità di spendibilità dello stesso titolo nei pubblici concorsi. Nel campo artistico sappiamo tutti che la “sostanza”, cioè il valore artistico della formazione e del diplomato, è ciò che conta veramente e non possiamo considerare il valore dei nostri diplomi sull’esiguo uso che un diplomato ne può fare per vincere concorsi pubblici estranei agli sbocchi professionali previsti!
 
Il valore legale mette sullo stesso piano tutte le istituzioni, ma quello che conta è il valore "reale"

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Veniamo infine al problema degli studenti che si diplomeranno nel 2013 e oltre, ancora col vecchio sistema in virtù della possibilità (ai sensi del DPR 212/2005) concessa a chi era iscritto in un conservatorio all’atto di approvazione del regolamento didattico d’istituto nel vecchio ordinamento ora ad esaurimento. Il comma 107 della L. 228/2012 non attribuisce infatti al loro titolo l’equipollenza al biennio e quindi alla LM-45 che viene data ai diplomi conseguiti fino al 2012. Cosa devono fare gli studenti?
 

Gli studenti del v.o. che si diplomeranno dal 2013: non equiparati

Se pensano alla loro preparazione e sono soddisfatti del servizio reso, non dovrebbero preoccuparsi che di finire al meglio il loro percorso di studi per poi cercare di avviarsi agli sbocchi occupazioni previsti. È esattamente quello che per decenni hanno fatto migliaia di studenti di conservatorio, compreso il sottoscritto.

Se invece sanno di non avere speranze di fare i musicisti, conviene loro transitare al triennio (dove è possibile ricevere riconoscimenti) e poi vedere se continuare con il biennio. In questo modo usufruiranno delle equipotenze assegnate dalla nuova legge.

Molto spesso il problema sta in scelte sbagliate fatte dagli studenti o per poca consapevolezza delle proprie aspirazioni e potenzialità, oppure per consigli sbagliati dati dal conservatorio (quanti conservatori hanno offrono un ufficio orientamento all’utenza iscritta e che vuole iscriversi?).

Se non sono sicuri della scelta professionale, conviene passare al n.o.

Manca l'orientamento per gli studenti

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In conclusione i contenuti della L. 228/2012 che ci riguardano dirimono una vexata quaestio e in un certo modo fanno chiarezza. Sotto questo profilo sono un passo avanti. Ma nei contenuti la nuova norma è una goccia nell’oceano, perché poco di nuovo veramente viene stabilito e, per come è stata scritta e per le conseguenze che ne derivano, la legge è molto discutibile.
 

Chiarezza su alcuni punti. Ma di questo passo si va a picco

Andare avanti a piccolissimi passi e alla cieca non può più essere il modo di procedere: questo è il vero rischio per la sopravvivenza della riforma. Se non riusciremo in breve tempo a fare sistema e a comportarci di conseguenza l’AFAM italiano si allontanerà sempre più dall’Europa e andrà verso un inesorabile declino.

 
 

18 gennaio 2013

 

 

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