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INTERVENTI

 

A proposito del "Cantiere Afam"

A contare devono essere i fatti
 


di Paolo Troncon

 

Mai come in questo momento a contare devono essere i fatti, non gli annunci. 
Il 21 dicembre 2014 la riforma dell’AFAM compie 15 anni, e a vedere le cose che sono ancora da fare dal punto di vista normativo (si veda p.e. l’art. 2, comma 7 della L. 508) c’è da rabbrividire per il lavoro mancante!
Per “fatti" intendo sia le cose concrete, gli atti, già emanati dal Ministero e dal Governo, sia le cose non fatte, perché anche il nulla è un “fatto" concreto. 
“Fatti” sono anche le strategie e le non-strategie messe in atto a breve e lungo termine, dalle quali si capisce sia la volontà (o non volontà) di agire, del Ministero e del Governo, sia la direzione verso la quale tale azione è orientata, sia la capacità di avere visioni sostenibili ed effettivamente realizzabili.
C’è anche da considerare che nella società contemporanea la variabile “tempo di attuazione” dei provvedimenti è fondamentale: non basta avere idee e saperle realizzare, bisogna anche avere la capacità di realizzarle prima che il contesto socio-culturale ed economico muti in modo tale da rendere inefficaci le azioni, bisogna cioè operare prima che il "paziente sia morto”.

 
Allora, che voto diamo al Ministero, non solo a questo, ma a tutti quelli che si sono succeduti dalla 508 in poi, con gli otto Ministri che hanno lavorato alla nostra riforma ancora oggi incompiuta? 
Questo Cantiere formato da dieci persone, di cui solo due effettivamente rientranti nella tipologia di “esperti AFAM” (anche se non più rappresentativi del settore musicale e delle ABA), ci mostra chiaramente le intenzioni del Ministero.
Che considera gli organismi ministeriali (le conferenze), tra le quali quelle dei direttori formate da dipendenti e servitori dello Stato, quali “stakeholder” (portatori di interessi) “esterni". Quale sia la logica di efficienza e di vantaggio per lo lo Stato ad agire in questo modo per noi sconcertante e mortificante è difficile da capire, soprattutto dal punto di vista “imprenditoriale”. Vedremo dai risultati, che tutti adesso ci aspettiamo come promesso immediati e risolutivi, se questa strategia finalmente sarà quella vincente.

 
Il MIUR a fronte del quasi nulla di concretamente realizzato in questi anni (mancano i “fondamentali” come il regolamento sulla programmazione di sistema, con il quale potremmo capire dove stiamo andando, manca il regolamento sul reclutamento e sulla valutazione, dai quali potremmo capire se andiamo verso il sistema superiore o verso la secondaria), finora ha risposto con solo due atti: la Graduatoria Nazionale ex lege 128 (cfr. DM 526/2014) con la quale è stato sancito il principio che i docenti AFAM si possono “graduare" senza tenere conto dei loro titoli artistici (fatto unico al mondo nel settore dell’alta formazione), e il Cantiere, con il quale ci si dimentica che su tutti i temi in discussione sono già stati fatti comitati ministeriali, convegni, atti, proposte, discussioni, ecc. 
Le questioni sul tappeto (governance, reclutamento, programmazione) sono molto tecniche e già ampiamente sviscerate. Quel che serve è o un ulteriore approfondimento super-tecnico (con un “Cantiere Dream Team” che supera tutti in competenza rispetto a quanto già fatto negli ultimi 15 anni) o qualcuno (chi ha la responsabilità di decidere) che faccia immediata sintesi di quel che già c’è e chiuda definitivamente la 508.
Il tempo è già scaduto, siamo già oltre i supplementari e oltre ai rigori. 

 
Non fare tutto ciò non può essere solo una dimenticanza, ma un segnale di chiara strategia. Gli atti che finora si sono visti mettono in luce l’interpretazione che viene data ad alcuni concetti oggi molto sbandierati.
Per valorizzazione del “merito” il MIUR intende che le istituzioni devono individuare i propri docenti non in base al loro curricolo, ma in base ai mesi di servizio svolti e ai titoli anche se non congruenti all’oggetto dell’incarico (cfr. GN ex lege 128/2013), e che per essere definito “esperto AFAM” non sempre conta il proprio curricolo specifico relativo all’AFAM (vedi Cantiere). In sostanza si sancisce che non esiste relazione tra "merito e competenza" e ciò per cui si viene chiamati a svolgere un ruolo di servizio per lo Stato.
Per  “innovazione” il MIUR intende che chi ha il compito di valutare e decidere si attribuisce anche il ruolo di “esperto" (il Cantiere è composto per metà da loro). Innovazione è anche il sistema secondo il quale a chi non viene pagato per farlo viene chiesto di “correggere” i dispositivi normativi scritti da chi è pagato per scriverli (immagino nel modo più inoppugnabile possibile). Si veda quanto è successo per la bozza del DM 526/2014, metodo che credo si voglia replicare con i prossimi dispositivi normativi.
Per “efficienza” il MIUR intende che non va considerato il lavoro tecnico svolto nel passato remoto e recente da veri esperti interni al sistema. Si intende anche che le cose possono essere fatte (anche quando la Legge impone precise scadenze, p.e. la L. 228/2012 per l’ordinamento dei bienni entro il 2013) senza alcun riguardo rispetto ai tempi di attuazione.

 
C’è quindi un serio problema di coerenza tra le parole pronunciate e i fatti realizzati e realizzabili. Cosa vuole veramente il MIUR dal sistema AFAM? 
E' noto a tutti che in larga parte l’AFAM è ancora quello del secolo scorso (per esempio nel ruolo e nella distribuzione delle istituzioni, nel sistema di reclutamento, per gli stipendi, ecc.): ma non è certo colpa nostra se manca la metà dei provvedimenti previsti dalla 508 e dai regolamenti successivi!  Che cosa c’è allora dietro l’angolo?
Per ora quel che si vede sono solo due cose: non volontà o incapacità di andare avanti (e scarsa volontà di ascolto), volontà chiara di togliere risorse al sistema (i 2.5 milioni della legge di stabilità, più altri tagli messi in altri dispositivi). Se questi tagli fossero “potature" di rami secchi e improduttivi, fatti per il rafforzamento del sistema, allora io sarei il primo ad essere disposto a sacrifici (anche del mio stipendio). Ma se come come sembra, lo scopo è solo quello di alleggerire il portafoglio delle istituzioni e degli organi di governo, allora non vedo proprio un futuro roseo per il nostro sistema!


ottobre 2014

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