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CONSERVATORI ECOCOMPATIBILI: SOGNO O NECESSITA'?

 di Maria Cecilia Farina


Queste riflessioni prendono spunto da un documento del quale sono stata la prima firmataria, presentato nello scorso inverno all’attenzione dei Colleghi, del Direttore e del Presidente del Conservatorio di Milano.
Titolo del documento era “Spegniamo le luci in Conservatorio”, sulla falsariga della campagna “Spegniamo il mondo” promossa dal WWF (Fondo mondiale per la natura).

Ripropongo ora al sito dell’AASP il contenuto di questo documento, nella speranza di sensibilizzare  i colleghi a livello nazionale su un problema molto grave del quale ancora troppo pochi di noi sono coscienti: quello dello spreco energetico nelle scuole, negli uffici e in generale nei luoghi pubblici.

Elenco di seguito le principali voci di spreco con conseguente inquinamento e aumento della CO2 e dell’effetto serra:

1)    riscaldamento e/o condizionamento (ove presente)

2)    illuminazione (lampadine ad alto consumo e/o luci al neon quasi sempre accese anche quando splende il sole)

3)    standby di tutti gli impianti elettronici ed elettrici: è stato calcolato che incide per molti kilowattora l’anno.

4)    spreco idrico (rubinetti che spesso perdono e/o vengono dimenticati aperti)

5)    mancata effettuazione della raccolta differenziata, spreco di carta bianca, abuso di bottigliette e bicchieri di plastica  

Per quanto riguarda il punto 1) le responsabilità (o meglio le cause) sono da attribuire in parte alla tipologia degli edifici che ospitano gli istituti scolastici: edifici spesso storici, splendidi per un verso, ma  non adeguatamente ristrutturati, mal coibentati, non muniti di serramenti a buona tenuta, dotati di vecchi impianti di riscaldamento spesso ancora a gasolio, con caldaie di tipo inquinante ed obsoleto. A volte (come avviene ad es. a Milano) una parte dell’edificio è troppo calda mentre altre sono fredde.

Il problema dell’abuso di  aria condizionata è invece legato in larga parte al buon senso di chi ne fa uso, spesso è un problema di saggia regolazione. Dobbiamo pensare che per il piccolo “confort” dei più calorosi (e la sofferenza dei freddolosi!) si spreca una quantità spaventosa di energia ma soprattutto si modifica il microclima delle nostre città rendendole ancora più afose. E’ un “gatto che si morde la coda”: in ultima analisi, più condizioniamo, più soffriremo il caldo!

Per quanto attiene al punto 2) la responsabilità è ahimè in larga parte dei docenti e del personale non docente. L’idea di scrivere un documento su questo tema mi è proprio sorta osservando le luci nei corridoi e nelle aule del Conservatorio di Milano, quasi sempre accese anche quando splende il sole. Devo rilevare che il mio documento è servito almeno a suscitare maggiore attenzione al problema: ora ho constatato che qualche persona di buona volontà fa più caso a questo aspetto apparentemente banale e vedo le luci più spesso spente quando non servono.

In conclusione: come in tutte le cose, anche in questo aspetto del nostro vivere quotidiano occorre anzitutto la buona volontà e soprattutto l’attenzione  di tutti noi al problema. Tanti gesti e tante omissioni (come dimenticarsi di spegnere la luce o lo stand-by degli impianti) dipendono solo ed esclusivamente dalla nostra mancanza di consapevolezza e di attenzione.
Però occorre anche una volontà precisa a livello governativo e dirigenziale
per modificare e migliorare l’ecocompatibilità dei nostri edifici scolastici.
Occorre anche un chiaro progetto educativo dei giovani per far loro prendere coscienza che il mondo è nelle loro mani: servono - da parte di tutti - gesti concreti di amore e aiuto alla madre terra, prima che sia davvero troppo tardi.

(gennaio 2010)

contatti: team@aasp.it