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Almalaurea e Afam: a che punto siamo
Colloquio con Andrea Cammelli, presidente del Consorzio Almalaurea
 

di Sergio Lattes

  

Dal marzo 2013, per la prima volta, i diplomati dei Conservatori Accademie e Istituti musicali che hanno aderito ad Almalaurea e hanno concluso gli studi dal maggio 2012, avranno il proprio Curriculum Vitae visibile alle aziende, agli organismi pubblici e privati ecc. che accedono alla banca dati Almalaurea.

Le istituzioni potranno così seguire le performance dei propri diplomati, per la prima volta in modo sistematico, mentre ai giovani talenti è data la possibilità di ampliare la propria visibilità sul mercato del lavoro, in un momento così difficile.

Inoltre il monitoraggio degli esiti occupazionali, del quale si fa cenno più avanti, oltre ad essere uno strumento prezioso per gli Istituti (per calibrare l’offerta formativa conoscendo gli esiti occupazionali), potrebbe rivelarsi indispensabile nella prospettiva delle valutazioni dell’Anvur, cui il settore afferisce insieme con l’Università

A poco più di un anno dalla firma dell’accordo che formalizzava l’intesa fra le istituzioni Afam e il Consorzio Almalaurea, ho conversato con il prof. Andrea Cammelli, presidente del Consorzio, sull’origine del rapporto Almalaurea-Afam e sulle sue prospettive, considerata l’estrema “atipicità” del settore, e dei suoi meccanismi di reclutamento degli addetti.

“L’idea del rapporto Afam-Almalaurea è nata da noi” rivendica Cammelli. “Volevamo estendere a tutti gli organismi che afferiscono al ministero dell’Università e della Ricerca quello che facciamo dal 1994 all’Università”.

Gli chiedo di riassumere brevemente le direttrici del lavoro del Consorzio. La risposta è quasi una cronistoria. “L’idea era in primo luogo quella di consentire all’Università di conoscere meglio il proprio “prodotto finito”, consentendo anche di migliorarlo, attraverso il parere di chi si laurea. Ai giovani chiediamo come valutano il percorso di studi che hanno appena compiuto. Lo scopo è di restituire tempestivamente ai rettori, ai presidenti dei corsi di laurea, ai responsabili delle varie discipline, la riflessione di chi si è appena laureato.

“Vengo al secondo aspetto che ci interessava: una istituzione può produrre un laureato eccellente, con voti alti, con esperienze all’estero ecc. Ma come può verificare che questo “prodotto” serva effettivamente al mercato del lavoro in cui si inserisce? Questo è dunque il secondo aspetto che abbiamo sviluppato: la verifica della condizione occupazionale dei laureati dopo 1, 3 e 5 anni dal conseguimento del titolo. E non è un monitoraggio a campione, ma su tutti. Questo vuol dire anche verificare la congruenza fra la formazione ricevuta e l’occupazione effettivamente trovata. E laddove ci sono problemi di congruenza, occorre domandarsi se dipende dalla capacità dell’istituzione formativa, o dall’evoluzione del mercato del lavoro. Fino a pochi anni fa si diceva che l’Università non prepara abbastanza. La risposta però non può stare nei valori medi della formazione. Perciò noi pubblichiamo tutta la documentazione relativa a ogni singolo corso di laurea in tutti gli atenei nei quali si svolge. E la Bacheca dedicata alla raccolta dell’offerta formativa post-triennio è diventata da 3 anni l’anagrafica ufficiale dei corsi di master e di dottorato attivati in ciascuna Università".

“Questo permette agli studenti che intendono proseguire il proprio percorso di studi di orientarsi nell’individuazione dei corsi post triennio, dà alle Università il modo di promuovere efficacemente i propri corsi post laurea triennale, ma permette anche di monitorare le opinioni dei frequentanti e la loro situazione occupazionale a un anno dal titolo di II o di III livello".

“Il terzo aspetto, infine, è la banca dati dei diplomati”. Ma qui sorge spontanea la domanda: in che modo, in che misura uno strumento per incrociare domanda e offerta di lavoro può servire per un settore così atipico come quello artistico? A quali professioni musicali, a quali datori di lavoro si può pensare? Cammelli specifica che il Consorzio non va a cercare i datori di lavoro. “Noi non facciamo operazioni di coinvolgimento degli interlocutori che potrebbero essere interessati. La banca dati c’è ed è perlustrabile da chiunque. Oggi ci sono 1.800.000 curricula. Qualunque azienda, dal Giappone agli Stati Uniti, può cercare attraverso una serie di variabili. Inserendo le parole-chiave opportune, tu puoi cercare un violinista, dico per fare un esempio, che sia particolarmente esperto in un certo tipo di repertorio. I laureati aggiornano periodicamente il curriculum, aggiornando quindi le competenze, le capacità, le esperienze lavorative che si sono sommate alle precedenti. Hanno ovviamente interesse a farlo, per migliorare la propria capacità di competere”.

A proposito delle specificità del comparto artistico, Cammelli mi ricorda il lavoro – un anno circa – del gruppo che si è occupato di rimodulare il questionario per i diplomati Afam. Sono state introdotte tipologie di esperienza che sono tipiche (per es. concerti, mostre) e tipologie di informazioni che sono specifiche per singole professionalità (per gli attori, per i ballerini) nonché le caratteristiche degli esami conclusivi del settore artistico, che comprendono prove pratiche fondamentali, a fianco della tesi. Sono inseribili tutti i tipi di corsi di diploma che effettivamente sono attivati, un repertorio che non è presente nemmeno sul sito del Miur.

Quali sono i costi, gli domando. “Chi accede alla banca dati come impresa paga € 0,64 per contatto: molto poco. E al giovane laureato non è richiesto nulla, mai. Poniamo come conditio sine qua non che l’acquisizione del curriculum e dei dati personali serva solo ed esclusivamente per attività di lavoro. Quelle rarissime volte che i dati sono stati usati per fare pubblicità, questo ha portato sempre a una denuncia. Negli ultimi 10 anni abbiamo ceduto ad aziende italiane e straniere 3.500.000 curricula. E l’aggiornamento costante dei curricula consente a noi il vantaggio di avere dati molto attendibili. Le indagini che facciamo annualmente sugli esiti occupazionali hanno tassi di risposta molto elevati perché abbiamo indirizzari più aggiornati di quelli comunemente disponibili. Quando ci siamo trovati a presentare a livello internazionale i nostri tassi di risposta c’era perfino incredulità, si pensava ai soliti italiani.... In realtà raggiungiamo quasi il 90% a un anno dalla laurea, quasi l’83% a tre anni, il 78% a cinque anni".

A questo punto vediamo quante istituzioni Afam si sono convinte ad aderire. Il presidente mi dice che ci sono ad oggi 19 Conservatori, 3 ISSM ex Istituti Musicali Pareggiati, e Accademie di Belle Arti, l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica, l’Accademia Nazionale di Danza, 3 I.S.I.A. “Se non erro siamo attualmente a 279 curricula acquisiti.” Ma mi segnala anche l’interesse dei curricula “misti”, quelli dei giovani che hanno fatto sia gli studi universitari che quelli artistici. “Inserendo come parola chiave, per esempio, uno strumento musicale, si trovano i laureati nelle più diverse discipline che hanno acquisito competenze formalizzate anche in quello strumento musicale”.

Infine, gli ricordo che è di questi ultimi tempi l’arrivo in Afam di Istituti non-statali (l’ultima in ordine di tempo la Civica Scuola di Musica di Milano).  “Se vorranno entrare in Almalaurea” mi dice il Andrea Cammelli “in linea di principio non vedo problemi, purchè si tratti di organismi riconosciuti dal Ministero. Ci sono già diverse Università private. Il nostro interesse è quello dei ragazzi, che siano istituzioni pubbliche o private non è rilevante. Del resto stiamo facendo lo stesso con le scuole superiori: in questo caso si chiama Almadiploma e abbiamo già raggiunto qualcosa come 500 scuole”.

giugno 2013

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