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sei in: DIDATTICA>QUADERNI DELLA RIFORMA/STRUMENTISTI/ROTA

I quaderni della riforma/Strumentisti


Le risposte di
GABRIELE ROTA
 

Gabriele Rota si è diplomato al “Donizetti” di Bergamo in pianoforte con Tiziana Moneta e in composizione con Vittorio Fellegara. Dal 1986 costituisce con Tiziana Moneta un Duo pianistico internazionalmente noto come una delle formazioni più interessanti del panorama musicale, ospite con vivo successo delle più prestigiose istituzioni concertistiche europee, spesso in trasmissione radio per le emittenti europee. L’intensa attività discografica del Duo ha sortito CD per Sipario, Edipan, Tirreno, Incontri Europei con la Musica, La Bottega Discantica. 
Composizioni di Gabriele Rota sono stati eseguite in Italia e all’estero e pubblicate dalla Bèrben. La rivista Seicorde ha recentemente scelto il suo Notturno e Divertissement per voce e chitarra quale "Spartito del mese". È attualmente docente di Lettura della Partitura presso il Conservatorio "G.Verdi" di Milano.

 

Premessa: insegno lettura della partitura, quindi di certi problemi non ho diretta esperienza, certe mie risposte sono dettate da opinioni personali e buon senso, ma senza riscontro pratico.

Molti fra i fautori della riforma consideravano necessaria una migliore formazione musicale dello strumentista al di là dello studio dello strumento, più di quanto fosse previsto dall’ordinamento del 1930. I nuovi percorsi comprendono dunque armonia, analisi, storia, e la presenza di Teoria della musica e di Esercitazioni corali anche nel periodo superiore. Qual è la tua opinione in proposito?

È indubbio che sia necessaria una più completa formazione del musicista (forse la struttura del vecchio corso ordinamentale era a tale scopo insufficiente); ciononostante lamento un'eccessiva proliferazione di corsi da seguire per gli studenti, i quali si ritrovano a poter dedicare troppo poco tempo alla disciplina caratterizzante (il loro strumento). Bisognerebbe trovare un giusto equilibrio.

Il nuovo assetto didattico prevede che la competenza dell’insegnamento dello strumento si articoli su più discipline. Per esempio: Prassi esecutive e repertori (che è il vero e proprio insegnamento dello strumento), Metodologia dell’insegnamento strumentale, Trattati e metodi, Letteratura dello strumento, Fondamenti di storia e tecnologia dello strumento, Tecniche di lettura estemporanea, Improvvisazione allo strumento.
Tutte queste discipline – o meglio quelle che ogni istituzione sceglierà – sono di competenza dei docenti dello strumento “principale”. Tuttavia è prevedibile che lo studente le studi sotto la guida di diversi docenti dello stesso strumento.
Come vedi questa articolazione su più discipline della competenza strumentale?
E come vedi l’ipotesi che i tuoi studenti studino altri aspetti dello strumento con altri colleghi docenti dello stesso strumento?

Come scrivevo in premessa, non ho esperienza diretta, ma ritengo un arricchimento per lo studente il poter lavorare con più docenti.

Uno dei motivi di diffidenza di una parte di non pochi docenti di strumento verso il curricolo dell’alta formazione è il timore che lo studio dello strumento possa perdere la centralità che ha nell’ordinamento del 1930.
Condividi questa proccupazione? Se sì, pensi che questo rischio possa essere ridotto dalle singole istituzioni nella fase di definizione del proprio curricolo locale?

Condivido la preoccupazione: come precede; ritengo che i margini di manovra delle singole istituzioni  siano assai ridotti, dovendo le istituzioni medesime muoversi nell'ambito degli schemi forniti dal ministero.

La musica da camera assume nel curricolo un ruolo che non vi aveva nell’ordinamento del 1930. Sia come quantità, sia per la regolare verifica con esami.
Come giudichi questa innovazione dal punto di vista del docente di strumento (se questo è il tuo caso) e da quello del docente d’insieme (se questo è il tuo caso)? Potranno generarsi delle “contese territoriali”?

Il mio caso è quello di un osservatore esterno, ma sono d'accordo nel fornire allo studente strumenti atti a formarlo come musicista a tutto tondo.

Pensi che le convenzioni fra Conservatori e Licei per dar vita ai nuovi Licei musicali possano comportare un rischio di “secondarizzazione” dei Conservatori, o portare a modificare in qualche modo lo stato giuridico dei docenti?

No, al contrario, secondo me, potrebbero garantire un livello adeguato di preparazione musicale agli studenti dei Licei (i futuri allievi di Triennio e Biennio), altrimenti in balìa di chissà quale formazione.

(marzo 2010)

contatti: team@aasp.it