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sei in: DIDATTICA>QUADERNI DELLA RIFORMA/STRUMENTISTI/REBAUDENGO

I quaderni della riforma/Strumentisti


Le risposte di
ANNIBALE REBAUDENGO
 

Annibale Rebaudengo è docente di Pianoforte presso il Conservatorio di Milano e di Metodologia dell’insegnamento strumentale anche presso altre istituzioni pubbliche e private. Ha pubblicato saggi sui processi dell'apprendimento musicale/strumentale per le edizioni LIM, EDT, ETS e il libro per pianisti principianti Leggere e improvvisare, Carisch. Scrive periodicamente su Musica Domani. Affianca all'attività didattica e di ricerca quella concertistica in paesi europei ed extra-europei.


Molti fra i fautori della riforma consideravano necessaria una migliore formazione musicale dello strumentista al di là dello studio dello strumento, più di quanto fosse previsto dall’ordinamento del 1930. I nuovi percorsi comprendono dunque armonia, analisi, storia, e la presenza di Teoria della musica e di Esercitazioni corali anche nel periodo superiore. Qual è la tua opinione in proposito?

Per tutti gli insegnamenti prevederei, indipendentemente dai titoli di studio pregressi dello studente, delle prove all’inizio dell’anno scolastico che possano verificare cosa e quanto debba frequentare durante il corso di studio. L’allievo potrebbe conoscere molto bene la teoria della musica e non avere alcuna esperienza di canto corale, conoscere la storia della musica e non l’armonia. Non renderei obbligatorio niente se ne si hanno le competenze.

Il nuovo assetto didattico prevede che la competenza dell’insegnamento dello strumento si articoli su più discipline. Per esempio: Prassi esecutive e repertori (che è il vero e proprio insegnamento dello strumento), Metodologia dell’insegnamento strumentale, Trattati e metodi, Letteratura dello strumento, Fondamenti di storia e tecnologia dello strumento, Tecniche di lettura estemporanea, Improvvisazione allo strumento.
Tutte queste discipline – o meglio quelle che ogni istituzione sceglierà – sono di competenza dei docenti dello strumento “principale”. Tuttavia è prevedibile che lo studente le studi sotto la guida di diversi docenti dello stesso strumento.
Come vedi questa articolazione su più discipline della competenza strumentale?
E come vedi l’ipotesi che i tuoi studenti studino altri aspetti dello strumento con altri colleghi docenti dello stesso strumento?

Ero favorevole all’affidamento a più insegnanti di competenze specifiche del saper suonare; ma non avevo fatto i conti con la mancanza di criteri con cui valutare chi avrebbe insegnato cosa e la mancanza di verifica sull’efficacia dell’insegnante e del corso stesso. Dopo alcuni anni sono perplesso, visto anche la difficoltà nel conservatorio milanese di reperire insegnanti esterni.

Uno dei motivi di diffidenza di una parte di non pochi docenti di strumento verso il curricolo dell’alta formazione è il timore che lo studio dello strumento possa perdere la centralità che ha nell’ordinamento del 1930.
Condividi questa proccupazione? Se sì, pensi che questo rischio possa essere ridotto dalle singole istituzioni nella fase di definizione del proprio curricolo locale?

Penso sia compito del docente di strumento conservare la centralità dello studio strumentale: è proprio nello studio del repertorio che si vanno a innestare le competenze formali e informali acquisite altrove. La grande difficoltà del conservatorio milanese è nella sua disorganizzazione cronica. Se al centro dell’interesse didattico c’è l’insegnante e non l’allievo, se non si riesce a far cambiare giorno di lezione agli insegnanti, orari, a dire il vero nemmeno l’aula, ecco che gli allievi sono impegnati la prima e l’ultima ora del giorno. La  mancanza di tempo per lo studio deriva dall’anarchica gestione dei tempi e degli spazi scolastici.

La musica da camera assume nel curricolo un ruolo che non vi aveva nell’ordinamento del 1930. Sia come quantità, sia per la regolare verifica con esami.
Come giudichi questa innovazione dal punto di vista del docente di strumento (se questo è il tuo caso) e da quello del docente d’insieme (se questo è il tuo caso)? Potranno generarsi delle “contese territoriali”?

Credo che sia un bene l’aumento dell’importanza formativa della musica d’insieme. Le contese territoriali dovranno essere gestite, ma le gelosie ci saranno sempre.

Pensi che le convenzioni fra Conservatori e Licei per dar vita ai nuovi Licei musicali possano comportare un rischio di “secondarizzazione” dei Conservatori, o portare a modificare in qualche modo lo stato giuridico dei docenti?

No, non credo; comunque sono contrario alle convenzioni; non vedo proprio gli insegnanti di conservatorio partecipare ai collegi docenti dei licei e tanto meno ai consigli di classe. Se il liceo musicale non è interno al conservatorio - come da noi e a Parma - l’area musicale, quella che dovrebbe essere d’indirizzo, diventerà marginale.

(febbraio 2010)

contatti: team@aasp.it