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sei in: DIDATTICA>QUADERNI DELLA RIFORMA/STRUMENTISTI/PAVOLINI

I quaderni della riforma/Strumentisti


Le risposte di
CLAUDIO PAVOLINI
 

Claudio Pavolini studia violino e viola con A. Burattin e si perfeziona con D. Asciolla, B. Giuranna, P. Farulli, C. Schiller. Prosegue a Milano gli studi classici ed universitari, si diploma presso il Conservatorio G. Verdi e si laurea in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi.
Strumentista dell’orchestra del Teatro alla Scala e della Filarmonica, collabora come Prima Viola Solista in diverse orchestre fra cui la Rai di Milano. Ha tenuto concerti in Europa e Asia come solista, in formazioni cameristiche con artisti quali S. Accardo, B. Giuranna, R. Filippini e in quartetto d’archi (Q. Stauffer, Q. di Milano). Registra per emittenti radio-televisive e discografiche.
Nel campo della ricerca si occupa di Metodi italiani e storia della viola, di tecnica paganiniana, di approccio metodologico allo studio. Scrive lavori per l’Istituto di Studi Paganiniani, ESTA, Suvini Zerboni e partecipa a Convegni internazionali.
Impegnato con particolare interesse e passione all’insegnamento considera importanti l’aspetto didattico stricto sensu e quello educativo e culturale. Correlatore e commissario esterno a Le Conservatoire de Paris, è titolare della cattedra di Viola, docente di Metodi, repertorio e didattica e di Storia e analisi del repertorio presso il Conservatorio di Milano.


Molti fra i fautori della riforma consideravano necessaria una migliore formazione musicale dello strumentista al di là dello studio dello strumento, più di quanto fosse previsto dall’ordinamento del 1930. I nuovi percorsi comprendono dunque armonia, analisi, storia, e la presenza di Teoria della musica e di Esercitazioni corali anche nel periodo superiore. Qual è la tua opinione in proposito?

L’ampliamento dello spettro delle conoscenze e quindi delle competenze è in linea di principio un fattore che può contribuire ad una più completa formazione musicale dello strumentista. Nella vita professionale si ha costantemente bisogno di accrescere le proprie competenze musicali in più direzioni, competenze che nel corso di studi tradizionale sono relegate alle poche materie previste dall’ordinamento del 1930. In effetti un corso di laurea universitario, scientifico o umanistico, prevede molte più discipline che concorrono alla preparazione professionale e questo è forse uno dei motivi per il quale, in genere, un laureato si affaccia al mondo del lavoro con una spendibilità del proprio sapere più ampia mentre un diplomato in uno strumento musicale, con preparazione tradizionale, è fortemente orientato a svolgere per lo più la professione di strumentista. Questa osservazione conduce a riconoscere in Italia una profonda diversità storica fra l’istruzione musicale strumentale e altre discipline: la formazione dello strumentista è avvenuta tradizionalmente nella scuola-bottega (consuetudine già consolidata nel campo artigianale) piuttosto che nell’accademia, con tutti gli annessi e connessi quali maestro unico, tradizione per lo più orale, carenza o mancanza di supporti teoretici, empirismo; in questo contesto artigianale ha però visto la luce l’ineguagliabile scuola violinistica italiana settecentesca. Le istituzioni musicali come i Conservatori hanno raccolto, mutatis mutandis, questa eredità. Consci di ciò è importante che in una fase di cambiamento, come è quella odierna, si operi con molta prudenza il passaggio tra l’assetto tradizionale ed il nuovo, cautela che attenui brutali operazioni chirurgiche. All’inizio dicevo in linea di principio e può contribuire: ritengo si tratti di soppesare molto la qualità (elemento irrinunciabile) e l’incidenza delle nuove materie sul carico di lavoro complessivo, per completare il musicista lasciando uno spazio adeguato per la preparazione strumentale.     

Il nuovo assetto didattico prevede che la competenza dell’insegnamento dello strumento si articoli su più discipline. Per esempio: Prassi esecutive e repertori (che è il vero e proprio insegnamento dello strumento), Metodologia dell’insegnamento strumentale, Trattati e metodi, Letteratura dello strumento, Fondamenti di storia e tecnologia dello strumento, Tecniche di lettura estemporanea, Improvvisazione allo strumento.
Tutte queste discipline – o meglio quelle che ogni istituzione sceglierà – sono di competenza dei docenti dello strumento “principale”. Tuttavia è prevedibile che lo studente le studi sotto la guida di diversi docenti dello stesso strumento.
Come vedi questa articolazione su più discipline della competenza strumentale?
E come vedi l’ipotesi che i tuoi studenti studino altri aspetti dello strumento con altri colleghi docenti dello stesso strumento?

Credo che anche il rapporto diretto ed unico con un insegnante abbia mostrato lati positivi ma anche carenze: se nel ‘700 Giuseppe Tartini poteva trasmettere un sapere violinistico tecnico-strumentale, elementi di composizione, conoscenze e competenze di fisica e di acustica, di letteratura, oggi credo non sia più possibile delegare il compito ad un’unica figura. L’ampliamento delle competenze richiede diverse, complete e specifiche professionalità: ritengo dunque normale e auspicabile che miei allievi possano approfondire altri aspetti dello strumento con colleghi che sono specificamente preparati in quel dato campo. L’incontro con diversi docenti qualificati è motivo di arricchimento e di stimolo per lo studente. La qualità dell’offerta deve dunque essere costantemente una priorità per le istituzioni.

Uno dei motivi di diffidenza di una parte di non pochi docenti di strumento verso il curricolo dell’alta formazione è il timore che lo studio dello strumento possa perdere la centralità che ha nell’ordinamento del 1930.
Condividi questa preoccupazione? Se sì, pensi che questo rischio possa essere ridotto dalle singole istituzioni nella fase di definizione del proprio curricolo locale?

Il pericolo che lo studio dello strumento possa perdere la centralità che ha nell’ordinamento del 1930 c’è e l’unico antidoto alla diffidenza e alla preoccupazione sarebbe un confronto sereno e scevro da preconcetti (dall’una e dall’altra parte) sulla filosofia e sugli obiettivi del curricolo dell’alta formazione (considerando anche l’incertezza sull’assetto dell’istruzione musicale che precede il periodo dell’alta formazione). Una volta stabilita la filosofia, quale che essa sia, di uno o più percorsi, si potrà lavorare con cognizione di causa alla definizione del curricolo locale, calibrando bene il peso da dare alle diverse materie che concorrono alla preparazione. La definizione di una filosofia di un certo percorso è necessaria anche per stabilire di conseguenza dei criteri di valutazione condivisi, necessari per una maggiore equità e coerenza nei giudizi.

La musica da camera assume nel curricolo un ruolo che non vi aveva nell’ordinamento del 1930. Sia come quantità, sia per la regolare verifica con esami.
Come giudichi questa innovazione dal punto di vista del docente di strumento (se questo è il tuo caso) e da quello del docente d’insieme (se questo è il tuo caso)? Potranno generarsi delle “contese territoriali”?

Ritengo che la musica da camera abbia un ruolo fondamentale nella preparazione dello strumentista e non vedo quali “contese territoriali” possano generarsi.

Pensi che le convenzioni fra Conservatori e Licei per dar vita ai nuovi Licei musicali possano comportare un rischio di “secondarizzazione” dei Conservatori, o portare a modificare in qualche modo lo stato giuridico dei docenti?

Non mi pare che uno stato giuridico acquisito, quale quello degli attuali docenti, possa essere modificato sic et simpliciter, poiché è uno status legato ad un certo assetto e struttura dei Conservatori. Il problema potrà forse presentarsi per i nuovi docenti e le nuove strutture.

Altro?

Ritengo che la qualità sia la vera discriminante che può giocare un ruolo fondamentale nella sfida con il nuovo assetto didattico: sarà importante introdurre reali contenuti calibrando attentamente il peso di nuove discipline senza perdere la centralità dello strumento. Viceversa la partita sarà già persa in partenza.

(marzo 2010)

contatti: team@aasp.it