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sei in: DIDATTICA>QUADERNI DELLA RIFORMA/STRUMENTISTI/MAGISTRELLI

I quaderni della riforma/Strumentisti


Le risposte di
LUIGI MAGISTRELLI
 

Ha studiato a Milano con Primo Borali e in seguito con Dieter Klocker e Karl Leister. Ha svolto attività cameristica, solistica e orchestrale in Italia, USA, Cina, Giappone, Africa, India, Messico, Francia, Belgio, Repubblica Ceca, ex Jugoslavia, Spagna, Germania, Austria, Svizzera, Corea del Sud, Israele, Malta. Ha svolto Master Class e seminari in Italia, USA, Corea, Israele, Cina. Ha registrato 40 CD di musica da camera, solistica e in ambito orchestrale  per importanti etichette italiane, tedesche, americane e giapponesi. Ha collaborato con concerti e incisioni discografiche con Karl Leister (ex primo clarinetto dei Berliner Philharmoniker), Dieter Kloecker, A. Pay, G. De Peyer, H.J.Schellenberger. E’ docente di clarinetto al Conservatorio di Milano e possiede una collezione personale di 200 clarinetti di tutti i tipi e periodi storici.


Molti fra i fautori della riforma consideravano necessaria una migliore formazione musicale dello strumentista al di là dello studio dello strumento, più di quanto fosse previsto dall’ordinamento del 1930. I nuovi percorsi comprendono dunque armonia, analisi, storia, e la presenza di Teoria della musica e di Esercitazioni corali anche nel periodo superiore. Qual è la tua opinione in proposito?

Questi nuovi percorsi sono certamente mirati a dare una preparazione globale a 360 gradi allo strumentista, fin quì piuttosto limitato culturalmente parlando, e questa è buona cosa. Certo bisogna anche valutare la quantità di tempo che le suddette materie richiederebbero per essere frequentate con buon profitto. Spesso succede che gli studenti non abbiano il tempo materiale per svolgerle con reale dedizione ….fanno tante cose insieme, disperdendo energie inutili. Si tratta quindi di dare all’allievo una buona gamma di offerte senza renderle per forza obbligatorie, lo studente sceglie in base alle sue reali disponibilità di tempo e di voglia!

Il nuovo assetto didattico prevede che la competenza dell’insegnamento dello strumento si articoli su più discipline. Per esempio: Prassi esecutive e repertori (che è il vero e proprio insegnamento dello strumento), Metodologia dell’insegnamento strumentale, Trattati e metodi, Letteratura dello strumento, Fondamenti di storia e tecnologia dello strumento, Tecniche di lettura estemporanea, Improvvisazione allo strumento.
Tutte queste discipline – o meglio quelle che ogni istituzione sceglierà – sono di competenza dei docenti dello strumento “principale”. Tuttavia è prevedibile che lo studente le studi sotto la guida di diversi docenti dello stesso strumento.
Come vedi questa articolazione su più discipline della competenza strumentale?

Sono materie molto importanti e peculiari che attengono alla professionalità che le nuove generazioni di studenti potranno maturare, meglio di quanto avveniva qualche anno fa. Anche in questo caso non è possibile poterle frequentare in toto.

E come vedi l’ipotesi che i tuoi studenti studino altri aspetti dello strumento con altri colleghi docenti dello stesso strumento?

Se i colleghi sono professionalmente preparati perchè no, sono certamente d’accordo !

Uno dei motivi di diffidenza di una parte di non pochi docenti di strumento verso il curricolo dell’alta formazione è il timore che lo studio dello strumento possa perdere la centralità che ha nell’ordinamento del 1930.

Certo, quello che affermavo prima, se le materie accessorie diventano un carico troppo oneroso e quindi un fardello da portarsi dietro e ostacolano in modo eccessivo il percorso fondamentale che è quello dello strumento, allora devono essere ridimensionate e ridistribuite con più equilibrio.

Condividi questa preoccupazione? Se sì, pensi che questo rischio possa essere ridotto dalle singole istituzioni nella fase di definizione del proprio curricolo locale?

Sì la condivido, penso che a Milano si stia studiando (per noi fiati) un modo per dare più crediti al percorso strumentale principale, non rendendo più obbligatorie quelle materie che fino all’anno scorso lo erano.

La musica da camera assume nel curricolo un ruolo che non vi aveva nell’ordinamento del 1930. Sia come quantità, sia per la regolare verifica con esami.
Come giudichi questa innovazione dal punto di vista del docente di strumento (se questo è il tuo caso) e da quello del docente d’insieme (se questo è il tuo caso)? Potranno generarsi delle “contese territoriali”?

Sì, la musica da camera come la pratica orchestrale deve assumere una grande importanza nella formazione dello strumentista moderno. Io darei largo spazio ad essa, senza naturalmente inficiare il percorso principale.

Pensi che le convenzioni fra Conservatori e Licei per dar vita ai nuovi Licei musicali possano comportare un rischio di “secondarizzazione” dei Conservatori, o portare a modificare in qualche modo lo stato giuridico dei docenti?

Spero proprio di no! Tutto potrebbe dipendere dall’impegno dei singoli docenti verso gli studenti, soprattutto quelli più dotati.

(febbraio 2010)

contatti: team@aasp.it