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sei in: DIDATTICA>QUADERNI DELLA RIFORMA/STRUMENTISTI/DIAFERIA

I quaderni della riforma/Strumentisti


Le risposte di
MARIA ROSARIA DIAFERIA
 

Maria Rosaria Diaferia è nata a Napoli dove ha studiato Pianoforte, Composizione e Clavicembalo Ha suonato in formazioni cameristiche con strumentisti, prime parti, dell’Orchestra Scarlatti della Rai e del Teatro S. Carlo.
È stata fiduciaria del M° Abbado e poi direttrice del conservatorio di Como, del quale ha curato l’autonomia, e direttrice dell’Istituto Donizetti di Bergamo. Insegna pianoforte al conservatorio di Milano.

 
Molti fra i fautori della riforma consideravano necessaria una migliore formazione musicale dello strumentista al di là dello studio dello strumento, più di quanto fosse previsto dall’ordinamento del 1930. I nuovi percorsi comprendono dunque armonia, analisi, storia, e la presenza di Teoria della musica e di Esercitazioni corali anche nel periodo superiore. Qual è la tua opinione in proposito?

Che i programmi del vecchio ordinamento fossero ampiamente obsoleti ed insufficienti alla formazione dello strumentista , credo sia cosa condivisa da larga parte dei docenti. Lo dimostra, per chi ne ha memoria, l’accanimento con il quale siamo andati a cercare “altro” alla fine del normale corso del conservatorio. Ben vengano dunque, anche nel corso inferiore, “Analisi” “Teoria “ “Esercitazioni” ecc. L’errore è stato, in molti casi, cadere nell’eccesso opposto. Aumentare cioè a dismisura il numero delle materie, ma principalmente delle ore da vivere in istituto.

Il nuovo assetto didattico prevede che la competenza dell’insegnamento dello strumento si articoli su più discipline. Per esempio: Prassi esecutive e repertori (che è il vero e proprio insegnamento dello strumento), Metodologia dell’insegnamento strumentale, Trattati e metodi, Letteratura dello strumento, Fondamenti di storia e tecnologia dello strumento, Tecniche di lettura estemporanea, Improvvisazione allo strumento.
Tutte queste discipline – o meglio quelle che ogni istituzione sceglierà – sono di competenza dei docenti dello strumento “principale”. Tuttavia è prevedibile che lo studente le studi sotto la guida di diversi docenti dello stesso strumento.
Come vedi questa articolazione su più discipline della competenza strumentale?
E come vedi l’ipotesi che i tuoi studenti studino altri aspetti dello strumento con altri colleghi docenti dello stesso strumento?

Il docente  “unico” è stato uno dei limiti maggiori del passato ordinamento. La possibilità di venire in contatto con più insegnanti, e quindi più competenze, è uno degli aspetti più interessanti del nuovo ordinamento che non può che arricchire la formazione dello strumentista. Il nodo da sciogliere è lo spessore di queste nuove competenze.   
Inoltre non separerei nel triennio le seguenti materie: “Prassi esecutiva”, “Letteratura dello strumento” e “Metodologia”

Uno dei motivi di diffidenza di una parte di non pochi docenti di strumento verso il curricolo dell’alta formazione è il timore che lo studio dello strumento possa perdere la centralità che ha nell’ordinamento del 1930.
Condividi questa proccupazione? Se sì, pensi che questo rischio possa essere ridotto dalle singole istituzioni nella fase di definizione del proprio curricolo locale?

L’ordinamento tradizionale era incentrato esclusivamente sullo sviluppo delle capacità esecutive dello studente, limite non da poco, che però, in alcuni casi (pochi) dava ottimi risultati.
Oggi la centralità dello studio dello strumento  può essere positiva fino a quando lo studente, bambino, adolescente o poco più, sia in fase di formazione. In seguito, operate le scelte d’obbligo (università o conservatorio), sarà opportuno che le istituzioni facciano in modo da offrire percorsi  professionali diversificati ma rispettosi anche delle scelte di chi  abbia come fine ultimo proprio l’esecuzione strumentale. 

La musica da camera assume nel curricolo un ruolo che non vi aveva nell’ordinamento del 1930. Sia come quantità, sia per la regolare verifica con esami.
Come giudichi questa innovazione dal punto di vista del docente di strumento (se questo è il tuo caso) e da quello del docente d’insieme (se questo è il tuo caso)? Potranno generarsi delle “contese territoriali”?

In qualità di docente di strumento sono assolutamente convinta che la pratica della musica da camera sia necessaria sin dai primissimi anni di studio. È una delle discipline che maggiormente concorrono alla formazione dello strumentista, qualunque sia il suo percorso.

Pensi che le convenzioni fra Conservatori e Licei per dar vita ai nuovi Licei musicali possano comportare un rischio di “secondarizzazione” dei Conservatori, o portare a modificare in qualche modo lo stato giuridico dei docenti?

La strada percorsa in questi ultimi anni è stata lunga e tortuosa. Né sembra che il Ministero dimostri ora di avere le idee più chiare, anche a proposito dei licei musicali. Posso solo dire che vorrei più cultura musicale (storia, guida all’ascolto, altro?) per tutti gli studenti liceali, e più professionalità nelle scuole medie e nei licei ad indirizzo.

Credo uno dei nodi fondamentali sia proprio nell’affrontare questa duplice problematica, da una parte l’inserimento della musica nel bagaglio culturale degli italiani (perché letteratura, filosofia, storia dell’arte sempre e musica mai?) e dall’altra la presa di coscienza del fatto che lo studio di uno strumento non può iniziare tardi.

Quanto alla temuta “secondarizzazione, temo che un recondito pensiero, da parte del ministero, possa esserci.

(marzo 2010)

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