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sei in: DIDATTICA>QUADERNI DELLA RIFORMA/STORICI/MELCHIORRE

I quaderni della riforma/Storici


Le risposte di
ALESSANDRO MELCHIORRE
 

Alessandro Melchiorre, compositore e musicologo, è laureato in Architettura al Politecnico di Milano, diplomato in Composizione alla Hochschule di Freiburg im Br. con Brian Ferneyhough e Klaus Huber, e laureato al DAMS con Luigi Rognoni.
Ha scritto opere come Schwelle, dai Sonetti a Orfeo di Rilke; Atlante occidentale e Unreported inbound Palermo (su testi di Daniele Del Giudice), Biennale di Venezia del 1995, poi Teatro Comunale di Bologna e Pocket Opera Nürnberg, menzione speciale al Prix Italia del 1996; il Mine-haha di Wedekind (nella rielaborazione di Daniela Morelli, con Ottavia Piccolo per la RSI, 2003) e il Il Violino, il soldato e il diavolo, pièce di "teatro su nero" scritto per il Teatro del Buratto nel 2004.
Importante nella sua musica è la presenza o l'ispirazione dell'elaborazione elettronica: Ferienkurse di Darmstadt (premio Kranichstein per A Wave) e Ircam/EIC con Le città invisibili; nonché l’opera Il Maestro di Go, ancora da Yasunari Kawabata, commissionata dall’Arena di Verona e andata in scena nell’ottobre 2008.
 

Sergio Lattes - C’è una polemica ricorrente a proposito della prevalenza, nella cultura accademica italiana, della dimensione storica su ogni altra, in ogni ambito disciplinare. Ovvero, estremizzando, della tendenza a ridurre ogni disciplina alla sua propria storia. Anche nel nostro settore, per fare un esempio, il termine “musicologia” ha stentato a farsi accettare in Italia, incontrando diffidenza nella cultura d’ispirazione storicistica. E a tutt’oggi la musicologia italiana è spesso considerata come quasi esclusivamente “storica”. Pensi che questa peculiarità esista, e che sia effettivamente un limite?

Alessandro Melchiorre - Penso che proprio il Conservatorio di Milano abbia indicato una via, quella dell’analisi (intelligente…) della musica che non riduca la storia alle biografie o ai grandi eventi; una storia dello stile non ci può essere senza la definizione dello stile medesimo e al contempo senza un rapporto dialettico tra testo e contesto. Mimando Kant: l’analisi del testo senza la contestualizzazzione  storica è cieca rispetto al significato di ciò che sta rivelando, e la contestualizzazzione storica senza l’analisi del testo è vuota di conoscenze concrete riguardanti l’oggetto stesso dei suoi discorsi.

SL Il ruolo e il peso che l’ordinamento del 1930 attribuisce alla storia della musica oggi ci sembrano insufficienti e inadeguati nella formulazione dei contenuti. Tuttavia furono a quel tempo il frutto di una “battaglia culturale”. Infatti l’esame, con le sue famose tesi, fu stabilito come un catenaccio senza il quale non si potesse arrivare al compimento degli studi di qualunque strumento.
Per ottenere questo, si dovettero superare le forti resistenze di chi opponeva l’argomento che non si potesse negare il compimento degli studi musicali a uno strumentista di grande talento ma di scarsa alfabetizzazione. Come dire: se è bravo, non importa che non sappia la storia della musica.
Esiste anche oggi questo modo di pensare? E con quali argomenti si può affrontarlo?

AM Meno, ma esiste, eccome…! l’argomento principe è collocare la musica nella cultura e non solo nello spettacolo! In Italia è dura… se la cultura (la scuola in genere)non serve a trovare un lavoro, figuriamoci se serve a rendere un interprete più consapevole!

SL Ritieni che l’attuale corso ordinamentale di storia della musica debba svolgersi, in tutto o in parte, nel triennio (e quindi in tutto o nella stessa parte essere “abbonato” a chi abbia già conseguito la licenza prima di entrare nel triennio), oppure pensi che gli studi di storia della musica, nel triennio, debbano essere “altri”, e quindi che l’attuale corso debba costituire un debito per lo studente privo di licenza (salvo che dimostri una competenza equivalente in sede di esame di ammissione)?

AM Al triennio si dovrebbe già arrivare (tutti) con la licenza; poi corsi specifici su argomenti di interesse settoriale o comune (storia della sinfonia o del quartetto, etc…); forse di maggior interesse condiviso, in ogni caso più stimolanti e trasversali.

SL Fra le molte lacune che la nostra formazione musicale registra rispetto a quelle dei paesi di più forte tradizione musicale, si nota la mancanza di una educazione all’ascolto che metta lo studente, gradatamente, in una condizione di familiarità con i linguaggi/stili musicali del passato, e in condizione di riconoscerne all’ascolto i tratti caratteristici e distintivi. Si tratta di un approccio molto diffuso all’estero, e progressivamente coltivato fino a livelli sofisticati.

AM Non esiste storia della musica senza ascolto, via! Come non esiste storia dell’arte senza visione dei dipinti… a Milano, ma penso ovunque, è una seconda natura… di insegnanti cosiddetti crociani forse non ne esistono più; si ascolta eccome, si ascolta lo stile, gli stilemi e li si ricompone nel quadro storico… si è in grado di dire che Mozart per un po’ copiasse Johann Christian Bach (stile del periodo e stilemi in comune) per poi allontanarsene (stilemi personali)

SL Pensi che Storia della musica, intesa come disciplina d’insegnamento, possa o debba farsi carico di un tale approccio, integrando sostanzialmente il tradizionale approccio verbale/scritto? E saresti d’accordo su un’applicazione sistematica di questo tipo di didattica, per livelli progressivi di abilità?

AM Bisogna coordinare tra loro le competenze delle discipline teoriche secondo la dialettica testo/contesto cui ho accennato prima; Eggebrecht dice che il primo mezzo dell’analisi è l’orecchio, che “audace” vero? Sto scherzando…

SL Chi deve insegnare le “storie” più vicine allo strumento? Dai decreti 90/09 (settori disciplinari) e 124/09 (ordinamento dei corsi, e corrispondenze fra settori disciplinari e classi di concorso) si ricavano conseguenze talvolta contraddittorie, o di non facile interpretazione. Per esempio:
-
 “Storia della musica elettroacustica” (CODM/05) è attribuito ai titolari di Musica elettronica, e non di Storia.
-
 "Storia del jazz, delle musiche improvvisate e audiotattili” (CODM/06) è attribuito ai titolari di Jazz e non di Storia.
-
 del settore “Storia della musica” (CODM/04) – attribuito ai docenti di Storia della musica – fanno parte alcune discipline collegate agli strumenti, come “Storia delle forme e dei repertori musicali”, “Storia della   teoria e della trattatistica musicale”.
-
 però allo stesso tempo tutti i settori degli strumenti (CODI/01à22) – attribuiti ai docenti di strumento – comprendono, rispettivamente, “Letteratura dello strumento” e “Trattati e metodi”, e inoltre “Fondamenti di storia e tecnologia dello strumento”. 

AM Siamo sempre lì: come regola generale le storie le dovrebbero insegnare gli storici secondo l’aureo precetto di kantiano equilibrio citato…MA se lo storico non è esperto di una disciplina nuova (jazz, elettronica) l’insegnamento può andare a chiunque mantenga un rapporto intelligente tra testo e contesto, tra analisi e storia.
Storia delle forme e dei repertori musicali
e Letteratura dello strumento non costituiscono un problema; il primo è un insegnamento storico-analitico, il secondo tecnico-pratico, il primo è più contestualizzante (collega la storia del repertorio a quella delle forme, la storia dello strumento alla storia dello stile)  il secondo illustra, anche praticamente, (con un approccio più testuale che contestuale…) i vari brani di una determinata letteratura strumentale.

(febbraio 2010)

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