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sei in: DIDATTICA>QUADERNI DELLA RIFORMA/STORICI/BEZZA

I quaderni della riforma/Storici


Le risposte di
FRANCO BEZZA
 

Franco Bezza è nato e vive a Milano, si è diplomato in composizione nel conservatorio di quella città e insegna Storia della musica per didattica nel Biennio di formazione docenti, Storia della musica contemporanea e Forme e linguaggi musicali nei Trienni sperimentali del conservatorio di Como.

Sergio Lattes - C’è una polemica ricorrente a proposito della prevalenza, nella cultura accademica italiana, della dimensione storica su ogni altra, in ogni ambito disciplinare. Ovvero, estremizzando, della tendenza a ridurre ogni disciplina alla sua propria storia. Anche nel nostro settore, per fare un esempio, il termine “musicologia” ha stentato a farsi accettare in Italia, incontrando diffidenza nella cultura d’ispirazione storicistica. E a tutt’oggi la musicologia italiana è spesso considerata come quasi esclusivamente “storica”. Pensi che questo limite esista, e che sia effettivamente un limite?

Franco Bezza - Decisamente esiste un problema di riduzione storicistica della musicologia, forse ancora più avvertibile nei Conservatori, piuttosto che nelle Università. È una questione complessa, non certo affrontabile per decreto, i decreti possono tuttavia contribuire a aggravarla, a esempio comprendendo nell'area disciplinare “discipline musicologiche” dei trienni, esclusivamente “storia della musica” e “bibliografia e biblioteconomia musicale”.

SL Il ruolo e il peso che l’ordinamento del 1930 attribuisce alla storia della musica oggi ci sembrano insufficienti e inadeguati nella formulazione dei contenuti. Tuttavia furono a quel tempo il frutto di una “battaglia culturale” vinta. Infatti l’esame, con le sue famose tesi, fu stabilito come un catenaccio senza il quale non si potesse arrivare al compimento degli studi di qualunque strumento.
Per ottenere questo, si dovettero superare le forti resistenze di chi opponeva l’argomento che non si potesse negare il compimento degli studi musicali a uno strumentista di grande talento ma di scarsa alfabetizzazione. Come dire: se è bravo, non importa che non sappia la storia della musica.
Esiste anche oggi questo modo di pensare? E con quali argomenti si può affrontarlo?

FB Nella mia esperienza personale ho rilevato un progressivo indebolimento di questa posizione e credo che l'attività di sperimentazione, in senso accademico, di questi ultimi anni abbia ulteriormente rafforzato la generale consapevolezza dell'utilità di una preparazione storica, indipendentemente dalla valentia strumentale dello studente.

SL Ritieni che l’attuale corso ordinamentale di Storia della musica debba svolgersi, in tutto o in parte, nel triennio – e quindi in tutto o nella stessa parte essere “abbonato” a chi abbia già conseguito la licenza prima di entrare nel triennio - , oppure pensi che gli studi di Storia della musica, nel triennio, debbano essere “altri”, e quindi che l’attuale corso debba costituire un debito per lo studente privo di licenza (salvo che dimostri una competenza equivalente in sede di esame di ammissione)?
E in questo secondo caso, pensi che la storia della musica nel triennio debba essere più approfonditamente sistematica, oppure monografica, oppure invece riguardare altri campi disciplinari dello stesso settore, come per esempio “storia delle forme e dei repertori musicali”?

FB Non ostante l'onore storico che può essere attribuito all'inserimento dell'obbligo di licenza di storia della musica nel 1930, bisogna considerare che l'idea stessa di svolgere l'insegnamento di una disciplina così complessa e vasta in un periodo di uno o due anni, appare oggi qualcosa di simile a un abominio scientifico, superato in perversione solamente dalle modalità di esame per l'assegnazione della licenza stessa.

Credo quindi che la storia della musica nel triennio debba essere organizzata e proposta in modo assolutamente differente, con una marcata periodizzazione (almeno quattro periodi storici) corrispondente a differenti corsi, che presuppongano una giusta proporzione tra ore di insegnamento e ore di studio; con l'assegnazione di ciascun corso al docente più compatibile; con la possibilità di organizzare ciascun corso in modo generale o monografico, relativamente alle opzioni del docente; e infine con una sensata proposta bibliografica per ciascun corso. È anche necessario un forte stimolo nei confronti dello studente a esperire direttamente, attraverso l'ascolto, le mutazioni linguistiche e stilistiche occorrenti. Anche così si rimarrebbe probabilmente lontano dall'acquisizione di un livello ideale di preparazione storica, ma si porrebbe lo studente nelle condizioni sufficienti per un successivo percorso di approfondimento.

Sono quindi dell'avviso che non debba esserci nessuno “sconto”, in questo settore, indipendentemente dai titoli ottenuti nel vecchio ordinamento.

SL Fra le molte lacune che la nostra formazione musicale registra rispetto a quelle dei paesi di più forte tradizione musicale, si nota la mancanza di una educazione all’ascolto che metta lo studente, gradatamente, in una condizione di familiarità con i linguaggi/stili musicali del passato, e in condizione di riconoscerne all’ascolto i tratti caratteristici e distintivi. Si tratta di un approccio molto diffuso all’estero, e sistematicamente coltivato fino a livelli sofisticati.
A questa lacuna nell’insegnamento si aggiunge spesso la scarsa abitudine degli studenti, anche avanzati, a seguire la vita musicale e concertistica. Ne risulta una conoscenza della musica asfittica, ridotta quasi totalmente a quanto viene direttamente conosciuto in sede di studio dello strumento; e all’ascolto di dischi, spesso anche questo limitato alla letteratura del proprio strumento.
Pensi che Storia della musica, intesa come disciplina d’insegnamento, possa o debba farsi carico di un approccio sistematico all’educazione all’ascolto? E che questo possa integrare sostanzialmente il tradizionale approccio verbale/scritto?

FB La mancanza di una seria educazione all'ascolto è un problema grave nella formazione dello studente di Conservatorio, mi è capitato di incontrare studenti in grado di elaborare ottime analisi della partitura, ma in grave difficoltà nel rilevare anche i più semplici valori linguistici di un esempio musicale all'ascolto. Credo che un serio approccio educativo in questo campo dovrebbe avvalersi di diverse competenze specifiche, tra cui sono sicuramente quelle della storia della musica, così come  della composizione e, dove possibile, della direzione d'orchestra.

Il fine sarebbe, a mio parere, di mettere lo studente in condizione di elaborare un'analisi estemporanea essenziale sotto aspetti differenti, non solo linguistico, ma anche formale, strutturale, timbrico (che può sembrare banale, ma diviene essenziale nell'esperienza moderna), ecc.

SL Chi deve insegnare le “storie” più vicine allo strumento? Dai decreti 90/09 (settori disciplinari) e 124/09 (ordinamento dei corsi, e corrispondenze fra settori disciplinari e classi di concorso) si ricavano conseguenze di non facile interpretazione.
Per esempio:

- “Storia della musica elettroacustica” (CODM/05) è attribuito ai titolari di Musica elettronica, e non di Storia.

- “Storia del jazz, delle musiche improvvisate e audiotattili” (CODM/06) è attribuito ai titolari di Jazz e non di Storia.

- del settore “Storia della musica” (CODM/04) – attribuito ai docenti di Storia della musica – fanno parte alcune discipline collegate agli strumenti, come “Storia delle forme e dei repertori musicali”, “Storia della   teoria e della trattatistica musicale”.

- ma allo stesso tempo di tutti i settori degli strumenti (CODI/01 a 22) – attribuiti ai docenti di strumento – fanno parte, rispettivamente, “Letteratura dello strumento” e “Trattati e metodi”, e inoltre “Fondamenti di storia e tecnologia dello strumento”.

FB Credo che vi siano due risposte possibili: la prima riguarda l'attuale situazione del Conservatorio e la sua – ahimè assai lenta - trasformazione in un istituto di tipo universitario, in questa prospettiva credo che la migliore soluzione dovrebbe ricercarsi in modo autonomo all'interno di ogni singolo istituto. Relativamente alle competenze presenti, alla disponibilità dei docenti e alla loro preparazione specifica, il consiglio accademico dovrebbe poter considerare caso per caso la possibilità di attribuzione degli insegnamenti di nuova istituzione, anche in deroga alle corrispondenze fissate dai decreti.

Una seconda possibilità di dirimere la questione degli insegnamenti storici – e non solo – sarebbe tuttavia quella, molto più seria, di reclutare, nel corso del tempo, docenti specializzati per ciascuna disciplina. Questo non solamente, a mio parere, per gli insegnamenti citati, ma anche, a esempio,  per le periodizzazioni del corso di storia della musica nel triennio.

(febbraio 2010)

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