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DIDATTICA

sei in: DIDATTICA>QUADERNI DELLA RIFORMA/COMPOSITORI>SOLBIATI

I quaderni della riforma/Compositori


A colloquio con
ALESSANDRO SOLBIATI

 

Nato a Busto Arsizio nel 1956, Alessandro Solbiati si è diplomato presso il Conservatorio di Milano in pianoforte  e in composizione (con Sandro Gorli), dopo aver frequentato per due anni la Facoltà di Fisica, studiando contemporaneamente con Franco Donatoni all'Accademia Chigiana di Siena dal '77 all'80. La sua musica è regolarmente eseguita nei più importanti Festival europei, radiotrasmessa ed incisa per case quali Stradivarius, Decca, Bis Records etc. Nell'aprile 2009 è stata messa in scena al Teatro Verdi di Trieste, nel corso della Stagione Lirica 2008-2009, la sua prima opera, "Il carro e i canti", dalla tragedia breve di Puskîn "Il festino in tempo di peste". Dal 1995 è docente di Fuga e Composizione presso il Conservatorio “G.Verdi” di Milano, dopo esserlo stato per la medesima materia al Conservatorio di Bologna tra il 1982 e il 1994. Pubblica per la Casa Editrice Suvini Zerboni di Milano.

 

Sergio Lattes - Una domanda "facile": a che cosa serve il corso di Composizione?

Alessandro Solbiati - La prima risposta è lapalissiana, ma è anche la più profondamente vera: a formare giovani compositori, musicisti che abbiano innanzitutto una forte motivazione verso l’”esprimersi in musica” e che intendano farlo prendendosi sulle spalle il fardello non leggero ma affascinante dei complessi percorsi che il linguaggio musicale occidentale ha compiuto fino ad oggi.
Non so se sono stato chiaro: almeno in prima istanza, il corso di composizione di un Conservatorio non dovrebbe formare né autori di canzonette (come si diceva un tempo: oggi, equivocando, si usa dire “la grande musica d’oggi” anche quando si parla di musica leggera di pochissime pretese) e nemmeno compositori di musica da film.
Non sto dicendo, con ciò, che tra gli sbocchi professionali non esistano anche questi (ne parlerò in riposta ad una successiva domanda), ma dico che la prima vocazione è un’altra, quand’anche gli spazi offerti dal mondo culturale d’oggi non siano vastissimi. 

Le successive possibili risposte a questa prima domanda sono in ogni caso anche che il corso di composizione serve a dotare il musicista di una formazione teorica e di competenze tecniche, storico-analitiche ed artigianali terribilmente utili anche in altre professioni della musica (strumentista, direttore d’orchestra, musicologo, compositore di altri generi musicali, direttore artistico, collaboratore musicale per radio, televisioni o case discografiche etc.etc.)

SL Quali devono essere secondo te la funzione e il peso delle tecniche “storiche” nella formazione dello studente di composizione?

AS La mia opinione è che la conoscenza e la prassi delle tecniche “storiche” sia estremamente importante nella formazione dello studente di composizione e che il peso debba essere assai forte. La funzione della conoscenza di tali tecniche (e quindi la motivazione della mia risposta) è presto detta: è proprio in un secolo di forte trasformazione del linguaggio musicale che è fondamentale tenere ben salde le radici, affinché ogni nuova istanza non divenga dilettantistica scorciatoia verso il comporre e sia viceversa inserita in un percorso logico e continuo del pensiero musicale. Ogni “rottura” che non si appoggi ad una salda conoscenza anche artigianale del passato (prossimo e remoto) è in generale velleitaria e superficiale.

Parlo, sia chiaro, di uno studio delle tecniche del passato secondo precisi modelli stilistici e non di un apprendimento basato su trattati accademici che nulla hanno a che vedere con la vera Storia della Musica.
Tra l’altro, è tradizione italiana dare un forte peso alla conoscenza delle tecniche storiche all’interno del corso di composizione, e guarda caso negli ultimi sessant’anni la musica nuova italiana è riconosciuta ovunque come una delle più interessanti.

SL Esiste nel mondo del lavoro e delle professioni una “domanda” di competenze compositive al di là di quelle rappresentate dal modello di fruizione della sala da concerto? Quali, e come si dovrebbe farvi fronte?

AS Ed ecco la successiva parte della mia risposta alla prima domanda. Certo che esistono altri sbocchi. Si va dall’arrangiamento nel campo della musica leggera, alla composizione di musica per l’immagine, campo sempre più vasto nel mondo “televisivo” d’oggi, da una competenza che sarebbe doverosa nella direzione artistica alla collaborazione con radio, televisioni e case discografiche, all’ingegneria del suono e così via.
Non sto con ciò dicendo che gli sbocchi siano facili e facilmente accessibili: dico che esistono e che in fondo ne esistono sempre di più.
Molti di essi richiedono forti competenze nel campo dell’informatica musicale, disciplina o coacervo di discipline che è doveroso includere in modo vincolante nello stesso corso di composizione (la separazione di Composizione da Nuove Tecnologie del suono ha sempre meno senso, a meno che le seconde non si configurino come una specializzazione della prima).
Inoltre il Conservatorio dovrebbe fornire via via agli studenti di composizione contatti didattici (seminari, corsi, semplici incontri o masterclass) con il mondo della composizione per l’immagine, dell’arrangiamento, non solo per trarne competenze, ma anche per facilitare successivi sbocchi professionali.

SL Appare molto probabile che il triennio vada “a regime” con il 1° novembre 2010. Trascrivo qui gli obiettivi formativi e gli sbocchi occupazionali come definiti dal nuovo decreto sugli ordinamenti:

Obiettivi formativi: al termine degli studi relativi al Diploma Accademico di primo livello in Composizione, gli studenti devono aver acquisito competenze tecniche e culturali specifiche tali da consentire loro di realizzare concretamente la propria idea artistica. A tal fine sarà dato particolare rilievo allo studio delle principali tecniche e dei linguaggi compositivi più rappresentativi di epoche storiche differenti. Specifiche competenze devono essere acquisite nell’ambito della strumentazione, dell’orchestrazione, della trascrizione e dell’arrangiamento. Tali obiettivi dovranno essere raggiunti anche favorendo lo sviluppo della capacità percettiva dell’udito e di memorizzazione e con l’acquisizione di specifiche conoscenze relative ai modelli analitici della musica ed alla loro evoluzione storica. Al termine del Triennio gli studenti devono aver acquisito una conoscenza approfondita degli aspetti stilistici, storici ed estetici generali e relativi allo specifico ambito compositivo. Al termine degli studi, con riferimento alla specificità del corso, lo studente dovrà possedere adeguate competenze riferite all’ambito dell’improvvisazione. E’ obiettivo formativo del corso anche l’acquisizione di adeguate competenze nel campo dell’informatica musicale nonché quelle relative ad una seconda lingua comunitaria.

Prospettive occupazionali. Il corso offre allo studente possibilità di impiego nei seguenti ambiti:

- Composizione musicale
- Trascrizione musicale
- Arrangiamento musicale

Qui invece la declaratoria del settore disciplinare “Composizione” come definita dal nuovo decreto sui settori disciplinari: 

Il settore si occupa degli aspetti compositivi in musica, comprendendo sia l’accezione della composizione originale, sia quella dell’elaborazione, della trascrizione, dell’arrangiamento e dell’improvvisazione. In particolare mira a sviluppare, attraverso l’analisi e l’esercizio compositivo, le competenze storico-stilistiche e linguistiche in campo melodico, ritmico, armonico, contrappuntistico, timbrico, nonché le competenze tecnico-espressive relative all’uso della voce e di ogni organico strumentale anche abbinato all’elettronica. Fondamentale aspetto di questo settore è lo studio delle forme compositive e delle tecniche della comunicazione musicale.

E qui i campi disciplinari relativi al medesimo settore: 

  • Composizione
  • Analisi compositiva
  • Tecniche contrappuntistiche
  • Elaborazione, trascrizione e arrangiamento
  • Sistemi armonici
  • Forme, sistemi e linguaggi musicali
  • Strumentazione e orchestrazione
  • Tecniche compositive
  • Tecniche dell'improvvisazione

n.b.: oltre al settore disciplinare “Composizione” sono presenti i seguenti altri settori: “Composizione musicale elettroacustica”, “Composizione per la musica applicata alle immagini”, “Composizione polifonica vocale”, “Composizione jazz”, “Strumentazione e composizione per orchestra i fiati”.

Alla luce di queste definizioni, entro le quali ogni istituzione dovrà “disegnare” il proprio triennio, come ti piacerebbe che fosse quello del tuo istituto?

AS Il mio Triennio di Composizione ideale deve (i punti indicati sono in ordine di comparsa nel corso del Triennio, e non di importanza):

a) mantenere un livello di ingresso piuttosto elevato, dal punto di vista delle conoscenze pregresse nel campo della storia della musica, della conoscenza artigianale delle tecniche storiche (modali e tonali), della conoscenza dei più recenti percorsi della musica colta europea, e soprattutto del grado di motivazione al comporre.
b) sviluppare ulteriormente, mediante appositi corsi, le conoscenze di cui sopra
c) incrementare le conoscenze nel campo dell’Analisi Musicale, grande assente dei corsi di composizione del vecchio ordinamento, dando ampio spazio all’Analisi di brani contemporanei.
d) condurre immediatamente all’esperienza del comporre, approfondirla e verificare gli esiti mediante esami basati sulla concertazione dei lavori scritti.
e) fornire immediatamente le competenze di base nel campo dell’informatica musicale.
f) fornire elementi di conoscenza nel campo della musica per l’immagine e dell’arrangiamento.

SL Quali prospettive di lavoro potrebbe avere un diplomato di primo livello?

AS Questo è un mistero cui è difficile rispondere, dati i continui, labirintici percorsi indicati dal Ministero. Il primo livello dovrebbe coincidere con gli antichi diplomi di vecchio ordinamento, e quindi aprire gli stessi spazi che venivano aperti da ogni precedente diploma, compreso l’insegnamento. Un attuale Triennio, se ben fatto, fornisce un ventaglio di competenze ben superiore a quello offerto da un vecchio diploma. E invece il Ministero si affretta spesso ad equiparare solo il Biennio ad un antico diploma di composizione: nulla di più sbagliato.

Vero è che molti Conservatori, temendo di “perdere clienti”, hanno abbassato la soglia di ingresso al Triennio conducendo quest’ultimo ad assomigliare ad un antico compimento medio, meritandosi purtroppo, tale declassamento. Ma il Ministero avrebbe dovuto controllare le offerte formative di ogni Conservatorio e ritenere non sufficienti molte di esse.

SL E se questo è il triennio, come ti piacerebbe che fosse articolato il biennio superiore (indirizzi, obiettivi, contenuti...)

AS Poiché, come è noto, il Triennio deve “formare” e il Biennio “specializzare”, vorrei che il Biennio fosse maggiormente rivolto a permettere allo studente di realizzare un proprio progetto che coinvolga non solo aspetti compositivi, come è ovvio, ma anche storici e analitici. Insomma, nel corso del Biennio lo studente deve scegliersi lo sbocco professionale desiderato, ed avere la possibilità di lavorare in quella direzione. A tutt’oggi, a Milano, mentre il Triennio di composizione ha ormai consolidato la sua struttura, il Bienno annaspa un poco, alla ricerca della propria specificità. 

SL Il corso di Composizione sperimentale (o corso sperimentale di Composizione, o nuova didattica della Composizione) non è stato in realtà una sperimentazione ma una nuova istituzione, visto che dura da decenni e si è semplicemente affiancato al vecchio corso tradizionale, senza che nessuno si sia posto il problema di abolirlo a conclusione della sperimentazione. A quali esigenze ha risposto? E cosa succederà quando il triennio, a regime, abolirà la distinzione fra corso tradizionale e corso sperimentale?

AS Il programma sperimentale di Composizione introdotto a Milano nel lontano 1974 (e inopinatamente ancora definito “sperimentale” dopo 35 anni…) ha avuto varie impareggiabili funzioni, restando a tutt’oggi un importante riferimento: ha indotto lo studio delle tecniche tradizionali secondo modello storico e non secondo trattato accademico, ha rotto la antica famigerata dicotomia temporale tra acquisizioni storico-stilistiche e comporre in senso stretto, dando la possibilità di affiancare fin dall’inizio il comporre allo studio della tradizione, ha incominciato ad introdurre in modo serio discipline di carattere analitico.

Io spero che l’andata a regime del triennio sancisca l’abolizione sia del programma “tradizionale” (che tradizionale non è, bensì accademico) sia di quello sperimentale: del primo in quanto ormai da vari decenni del tutto desueto, del secondo in quanto le sue istanze migliori dovrebbero aver fatto convergenza nell’offerta formativa del triennio.

SL La domanda cui avresti desiderato rispondere.

AS "Qual è la specificità del Conservatorio di Milano, negli studi compositivi alla luce della riforma?"
Per antichi motivi che non è il caso qui di riportare, il Conservatorio di Milano ha un numero spaventoso di classi di composizione, circa venti. Ciò è assurdo, ovviamente, ma permette tuttavia di offrire allo studente un ventaglio di competenze molto ampio mediante il confronto con vari docenti. Non approfittarne ufficialmente nell’offerta formativa sarebbe un delitto.
E infatti l’introduzione di discipline quali “progetto compositivo” (realizzazione di un progetto compositivo con docente differente da quello di attribuzione) va in questa direzione.

Altre tre specificità milanesi dovrebbero essere: una relazione assai stretta con le classi di Tecnologia del suono (cosa che certo ancora non avviene sufficientemente); una possibilità di verifica “sul campo” del proprio comporre, mediante il contatto con orchestre e ensemble, contatto che il Conservatorio dovrebbe  incrementare decisamente; una possibilità di entrare nel tessuto culturale e artistico vivo (rassegne, stagioni, festival) che altre città non possono proporre.

(dicembre 2009)

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