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DIDATTICA

sei in: DIDATTICA>QUADERNI DELLA RIFORMA/COMPOSITORI>ROTILI

I quaderni della riforma/Compositori


A colloquio con
PAOLO ROTILI


Nato a Roma nel 1959. Diplomato in Composizione con Mauro Bortolotti e in Musica elettronica con Giorgio Nottoli al Conservatorio di S. Cecilia, ha studiato con Giacomo Manzoni alla Scuola di Fiesole e, per l’analisi musicale, con Marco De Natale. Edite da Edipan, Berben, Sconfinarte e  Polish Music, le sue composizioni sono eseguite nei principali Paesi dell’UE, in Sudamerica e in Cina.
Al comporre affianca un costante impegno volto alla diffusione della cultura musicale contemporanea. Socio di Nuova Consonanza, i suoi saggi sono pubblicati  su Distema, Analisi e nei volumi dedicati a Mauro Bortolotti e Domenico Guaccero (ed. Aracne, Roma).
E’ titolare della cattedra di Composizione Sperimentale e dei corsi di Composizione e Analisi dei Bienni superiori al conservatorio di Latina.

 

Sergio Lattes - Comincio con una domanda "facile": a che cosa serve – oggi, domani - il corso di Composizione?

Paolo Rotili - La domanda (apparentemente facile) solleva una serie di problemi e ha bisogno di una  risposta su diversi piani. In teoria un corso di composizione serve a dare le competenze necessarie per svolgere in modo professionale il futuro mestiere di compositore, esattamente come capita a chi frequenta, ad esempio, un corso di violino. In realtà, attualmente, il corso di composizione è anche il luogo dello studio teorico della musica (lasciamo stare in quale diverso modo) e forma non solo compositori, ma direttori d’orchestra, musicologi,  e quanti vogliono avere una conoscenza della musica entrando nei recessi della sua scrittura. Domani, con la nuova impostazione degli studi musicali avremo la possibilità di far ‘esplodere’ l’ex corso di composizione trasformandolo in un ventaglio di  percorsi formativi differenziati più a ridosso delle future professionalità. Per quanto riguarda lo specifico della composizione, per fornire allo studente quelle competenze di cui sopra (servire a qualcosa, insomma), bisognerebbe prioritariamente domandarsi che cosa sarà essere la composizione domani…

SL Quali devono essere secondo te la funzione e il peso delle tecniche “storiche” nella formazione dello studente di composizione?

PR La funzione delle tecniche “storiche” da molto tempo non è quella di fornire i ‘ferri del mestiere’ immediatamente spendibili nella professione (se non e in parte, per la musica d’uso). Piuttosto, là dove sono intese a ridosso degli specifici repertori e non come grammatica assoluta, sono utili alla formazione di una coscienza storica della musica, alla comprensione dell’evoluzione del pensiero musicale e, di conseguenza, alla formazione del proprio pensiero. Coscienza, si badi, non teorica, ma di introiezione di un fare che si è stratificato nel tempo. Queste tecniche storiche, anche là dove sono intese riduttivamente come regole grammaticali, svolgono comunque la funzione di esercitazione ‘manipolativa’ e rendono possibile l’acquisizione di specifiche competenze (gestione delle linee melodiche, equilibratura dei piani sintattici, sviluppo del pensiero formale, ecc.). 

Riguardo al peso che queste dovranno avere, la risposta è legata alla domanda precedente: che cosa sarà il comporre domani? Ho l’impressione che molte abilità che costituiscono la ‘tecnica’ del  pensiero musicale non saranno molto utili in futuro. E se anche saranno ancora ‘agenti’ nella creatività di domani, credo non ci sia bisogno di dieci anni e del tipo di esercitazione pratica ancora oggi presente nei nostri conservatori per acquisirle. Del resto queste erano già le opinioni dei compositori che nei primi anni ’70 del secolo scorso idearono la sperimentazione di Nuova didattica della composizione. E da allora lo sviluppo della società ha ulteriormente enfatizzato il problema: i nuovi media tecnologici costringono ad un ulteriore sforzo di riflessione volto all’individuazione proprio di quel nucleo di competenze e relative abilità più legate alla vita sociale dell’artista del futuro.

SL Esiste nel mondo del lavoro e delle professioni una “domanda” di competenze compositive al di là di quelle rappresentate dal modello di fruizione della sala da concerto? Quali, e come si dovrebbe farvi fronte?

PR Certamente sì e, come accennavo prima, legate alle nuove forme di spettacolarità e alle nuove tecnologie. Pensiamo a  tutte le possibilità del mondo audio-video - televisione, cinema, audiovideo, sia nella creazione di ‘opere’ autoriali, sia nella musica d’uso e/o pubblicitaria. Pensiamo all’uso radiofonico della musica, alle sonorizzazioni di ambiente (musei, eventi), alle istallazioni, ecc. Ma anche alle ‘scritture’ collettive, alle improvvisazioni, agli eventi in contemporanea in luoghi lontanissimi grazie ad internet. Pensiamo anche a tutte le micro-spettacolarità concertistiche che si sviluppano in ambienti giovanili (pub, discoteche, ecc.) i cui artisti, spesso vitali e creativi, non possiedono una formazione musicale classica.

Sono tutte forme di spettacolo che travalicano la concezione del concerto di tradizione, tendono ad ampliare lo spazio, a renderlo multi-direzionato, virtuale, possono tendere ad una concezione nella quale la dimensione compositiva  assume vesti diversissime, da quella di rappresentazione, di ‘visione’ del mondo, derivata dalla tradizione del soggettivismo romantico, a quella più immediatamente artigianale, sino alla rinuncia della dimensione autoriale. Sono le forme di spettacolo della nuova società di massa che si ‘sovrappongono’ al tessuto cittadino borghese di cui, sino agli anni ’80, l’Italia era permeata.

SL Appare molto probabile che il triennio vada “a regime” con il 1° novembre 2010. Cito il testo relativo agli obiettivi formativi e agli sbocchi occupazionali come definiti dal nuovo decreto sugli ordinamenti:

Obiettivi formativi: al termine degli studi relativi al Diploma Accademico di primo livello in Composizione, gli studenti devono aver acquisito competenze tecniche e culturali specifiche tali da consentire loro di realizzare concretamente la propria idea artistica. A tal fine sarà dato particolare rilievo allo studio delle principali tecniche e dei linguaggi compositivi più rappresentativi di epoche storiche differenti. Specifiche competenze devono essere acquisite nell’ambito della strumentazione, dell’orchestrazione, della trascrizione e dell’arrangiamento. Tali obiettivi dovranno essere raggiunti anche favorendo lo sviluppo della capacità percettiva dell’udito e di memorizzazione e con l’acquisizione di specifiche conoscenze relative ai modelli analitici della musica ed alla loro evoluzione storica. Al termine del Triennio gli studenti devono aver acquisito una conoscenza approfondita degli aspetti stilistici, storici ed estetici generali e relativi allo specifico ambito compositivo. Al termine degli studi, con riferimento alla specificità del corso, lo studente dovrà possedere adeguate competenze riferite all’ambito dell’improvvisazione. E’ obiettivo formativo del corso anche l’acquisizione di adeguate competenze nel campo dell’informatica musicale nonché quelle relative ad una seconda lingua comunitaria.

Prospettive occupazionali. Il corso offre allo studente possibilità di impiego nei seguenti ambiti:

- Composizione musicale
- Trascrizione musicale
- Arrangiamento musicale

Questa invece è la declaratoria del settore disciplinare “Composizione” come definita dal nuovo decreto sui settori disciplinari:

Il settore si occupa degli aspetti compositivi in musica, comprendendo sia l’accezione della composizione originale, sia quella dell’elaborazione, della trascrizione, dell’arrangiamento e dell’improvvisazione. In particolare mira a sviluppare, attraverso l’analisi e l’esercizio compositivo, le competenze storico-stilistiche e linguistiche in campo melodico, ritmico, armonico, contrappuntistico, timbrico, nonché le competenze tecnico-espressive relative all’uso della voce e di ogni organico strumentale anche abbinato all’elettronica. Fondamentale aspetto di questo settore è lo studio delle forme compositive e delle tecniche della comunicazione musicale.

 e questi i campi disciplinari relativi al medesimo settore: 

  • Composizione
  • Analisi compositiva
  • Tecniche contrappuntistiche
  • Elaborazione, trascrizione e arrangiamento
  • Sistemi armonici
  • Forme, sistemi e linguaggi musicali
  • Strumentazione e orchestrazione
  • Tecniche compositive
  • Tecniche dell'improvvisazione

n.b.: oltre al settore disciplinare “Composizione” sono presenti i seguenti altri settori: “Composizione musicale elettroacustica”, “Composizione per la musica applicata alle immagini”, “Composizione polifonica vocale”, “Composizione jazz”, “Strumentazione e composizione per orchestra i fiati”.

Alla luce di queste definizioni, entro le quali ogni istituzione dovrà “disegnare” il proprio triennio, come ti piacerebbe che fosse quello del tuo istituto?

PR Alle griglie delle declaratorie, assolutamente ragionevoli negli obiettivi didattici, per dare un quadro completo aggiungerei l’elenco delle discipline obbligatorie che lo studente dovrà affrontare per raggiungere il 60% dei crediti su tutto il territorio nazionale, definite da uno degli ultimi decreti attuativi delle legge 508. Dalla lettura del percorso effettivo emerge un corso di Composizione che è la traduzione nel 3+2 del vecchio percorso del 1918-32 (!!). Incredibile… Tutto lo sforzo ideativo del legislatore è stato… risolvere problemi sindacali. E lasciare alla singola istituzione di provvedere alla sostanza del problema.

Dunque, come mi piacerebbe che fosse un corso di composizione nel mio conservatorio?
Per prima cosa vorrei che ci fosse un nucleo di competenze di tipo performativo, tecnico-linguistico e storico-analitico uguale per tutti (compositori, esecutori, ecc.) che definiscano la formazione generale del musicista, da raggiungersi prima dell’entrata ai corsi superiori (probabilmente con corsi di base appositamente creati).

In secondo luogo differenzierei nel triennio il meno possibile i percorsi di direzione (dei vari rami) e di composizione (compreso musica per le immagini), in modo da avere un nucleo di discipline comuni che diano a tutti competenze piuttosto simili. Nonostante le evidenti differenze delle griglie del 60% dei crediti obbligatori, cercherei, cioè, di creare dei percorsi molto sovrapponibili. Questo per un duplice motivo: lasciare allo studente la possibilità sostanziale di  poter ancora cambiare indirizzo nel biennio, formare delle abilità e competenze che potrebbero ritornare utili dopo gli studi, nel corso della vita (formazione generale del compositore).

Nello specifico cercherei di modulare progressivamente i percorsi (da quelli di direzione a quello di composizione elettroacustica, che sono tra loro i più lontani), mantenendo i relativi nuclei ‘storici’ di competenza (ma ‘alleggeriti’ di troppi contenuti obsoleti) e inserendovi  in modo oculato e progressivo le competenze di acustica, di  percezione del suono, di informatica, tipiche degli studi di musica elettronica.

SL Quali prospettive di lavoro potrebbe avere un diplomato di primo livello?

PR Non sono molto convinto del fatto che ci si debba preoccupare degli sbocchi lavorativi immediati, soprattutto a livello del triennio. Verrebbe da rispondere “tutte quelle che riesce a trovare”. Dal punto di vista della formazione, piuttosto, penso che con un buon corso di base e un triennio ben fatto, le competenze di base professionalizzanti dovranno essere tutte raggiunte.

Specificatamente per la composizione le elencherei:

- pratica della composizione creativa
- pratica della scrittura secondo salienti storici (Armonia, Contrappunto) relativa alle principali forme storiche
- teoria e pratica della strumentazione e dell’orchestrazione
- conoscenza secondo approfondimenti monografici dei principali aspetti della Storia della musica
- conoscenza secondo approfondimenti monografici delle Forme e delle teorie del Pensiero musicale
- pratica della Lettura e dell’interpretazione del repertorio strumentale e  vocale
- teoria e pratica delle tecnologie informatiche (analisi, sintesi ed elaborazione del suono; )
- pratica delle tecnologie elettroacustiche
- pratica della direzione
- pratica dell’improvvisazione
- pratica dello strumento
- conoscenze di acustica e psicoacustica
-conoscenza delle metodologia di ricerca bibliografica e della catalogazione
- conoscenza lingua comunitaria

SL E se questo è il triennio, come ti piacerebbe che fosse articolato il biennio superiore (indirizzi, obiettivi, contenuti...)

PR Nel biennio creerei molti percorsi differenziati, in modo che si possano approfondire gli aspetti specifici della propria ricerca. Cercherei di essere il più vicino possibile, da una parte, alle esigenze dello studente, capaci, cioè di seguire da presso la sua creatività, e, dall’altro, vicino al mondo delle opportunità lavorative. In sostanza si tratterà di differenziare di molto i percorsi. E’ a questo livello che ‘spingerei’ per  le differenze sostanziali tra i vari percorsi della direzione - coro, banda, orchestra, ensembles, con i relativi repertori di studio - e della composizione - elettroacustica, musica per le immagini, composizione strumentale, ecc. - dando la possibilità di creare molti indirizzi (ad esempio per la musica elettronica: esecutore informatico, restauro audio, composizione elettroacustica, multimedialità, ecc.).

In questo panorama il corso di composizione come lo abbiamo inteso fino ad oggi, avrà la specificità di occuparsi di creatività autoriale della musica per strumenti acustici (anche con l’uso dell’elettronica) e per le forme di spettacolo più tradizionale. Sarà un ambito piuttosto ristretto, viste anche le difficoltà in cui versa il settore oggi. La chiusura delle orchestre, la diminuzione dei fondi pubblici destinati al settore, ecc. non aiutano di certo questo ambito di creatività che per sua natura ha molto bisogno di un ‘indotto’ organizzativo piuttosto costoso.

SL La domanda cui avresti desiderato rispondere:

PR "Quali rischi vedi nella futura organizzazione degli studi musicali?” Tanti.
Provo a dirne sinteticamente qualcuno.

In generale la moltiplicazione degli insegnamenti, correlata alla frequenza obbligatoria, rischia di non dare il tempo agli studenti di lavorare autonomamente, impedendogli di introiettare le conoscenze, facendo ‘scivolare’ gli studi d’arte, da scuola del saper-fare, verso una scuola del sapere teorico

Nello specifico degli studi di composizione, i percorsi di triennio e di biennio come li ho prospettati, a mio avviso corretti dal punto di vista della formazione ideale e capaci di far raggiungere allo studente uno standard di alto livello, rischiano di non intercettare o di respingere quella domanda di formazione musicale che proviene da molti settori giovanili  che si configura e conforma nei modi più disparati. Questi percorsi, cioè, rischiano di essere ancora troppo legati ad una tradizione che può risultare molto, troppo, alta di livello e, in un certo senso troppo omologante nei contenuti, ‘altra’ rispetto alla contemporaneità vissuta

Egoisticamente vedo un serio rischio di confusione per i destini lavorativi dei docenti degli attuali conservatori: l’autonomia scolastica si sta prefigurando come una giungla dove la sopravvivenza delle singole istituzioni e dei docenti ad esse annessi è in pericolo.

(novembre 2009)

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