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DIDATTICA

sei in: DIDATTICA>QUADERNI DELLA RIFORMA/COMPOSITORI>MAGGI

I quaderni della riforma/Compositori


A colloquio con
DARIO MAGGI

 

Nato a Milano nel 1944, si è diplomato in composizione al Conservatorio di Milano con Franco Donatoni nel 1977. Sue partiture per orchestra, da camera e con elettronica sono state eseguite presso vari festivals di musica contemporanea europei. Tra i suoi pezzi più recenti Bagliori, per tromba voce ed elettronica, dedicato a Luigi Nono ed elaborato all'Heinrich Strobel Stiftung di Freiburg, Unreal cities, per nove strumenti (Milano, Rondò, Divertimento Ensemble diretto da Andrea Pestalozza). Insegna Composizione e Strumentazione presso il Conservatorio di Milano, e Tecniche e linguaggi compositivi contemporanei per il Biennio di Musicologia dell'Università degli Studi di Milano.

 

 

Sergio Lattes - A che cosa serve – oggi, domani - il corso di Composizione?

Dario Maggi - A rispondere alla domanda di allievi che vogliono fare i compositori o che vogliono avere competenze professionali di vario tipo (non legate cioè specificamente al settore della performance su di un certo strumento) nel campo della musica colta. Se poi in futuro ci sarà la volontà di affidare all'insegnamento pubblico anche la formazione nella musica extracolta (che attualmente avviene in canali privati), si dovrà vedere come farlo in concreto.

SL Quali devono essere secondo te la funzione e il peso delle tecniche “storiche” nella formazione dello studente di composizione?

DM Una impostazione storica è fondamentale per due ordini di motivi:

a) come competenza storica (da apprendere anche in insegnamenti come quello di storia della musica): sapere quello che è successo ad esempio diciamo negli ultimi mille anni della tradizione occidentale aiuta a porre l'attività musicale presente nel suo contesto, a relativizzare ciò che va relativizzato, a non credere che ci sia una risposta unica ai problemi del comporre;

b) come conoscenza di alcune tecniche storiche specifiche, da effettuare nella stessa classe di composizione o in quella che a Milano si chiama "tecniche compositive tonali e modali" (purtroppo in questa dizione non c'è un riferimento storico, cosa che sarebbe stata preferibile), per avere conoscenza concreta di ciò che hanno fatto alcuni compositori del passato, come background indispensabile per un agire odierno non ingenuo.

Dev'esser chiaro che per "tecniche storiche" non si può quindi intendere qualsiasi metodica o libro di testo (il Dubois per esempio) che ponga i problemi del comporre in modo assoluto: "si fa così, non si fa cosà", a prescindere da uno stile storico di riferimento. Purtroppo questa pratica mi sembra ancora presente presso alcuni colleghi.

SL Esiste nel mondo del lavoro e delle professioni una “domanda” di competenze compositive al di là di quelle rappresentate dal modello di fruizione della sala da concerto? Quali, e come si dovrebbe farvi fronte?

DM Il "rito collettivo" della sala da concerto mi sembra, sia nel campo della musica colta che in quello della musica pop, tutt'altro che in declino, a giudicare da quanto i ragazzi sono disposti a spendere per i concerti (pop), caso mai è in declino un certo tipo di ascolto individuale (alludo alla crisi di vendita dei CD). Quindi penso che la fruizione in sala da concerto continuerà ad avere un ruolo (ovviamente con molti meno soldi in circolazione nel campo colto)

Quanto ad altre fruizioni di competenze compositive o più in generale musicali (ma fornite di fatto dal corso di composizione) capaci di generare un ritorno economico, se devo giudicare dal piccolissimo campione dei miei  allievi ed ex allievi,  le prospettive più concrete le offre il vasto campo della richiesta di musica amatoriale (direzione di bande comunali, di cori, docenza in scuole civiche o private). Qualcuno (i più fortunati) riuscirà a trovar posto nei teatri lirici oppure presso gli editori, altri utilizzeranno presumibilmente le proprie competenze 'colte' nell'ambito della musica di consumo (cosa del resto non nuova, basta pensare a ciò che facevano da giovani i tre viennesi del secolo scorso).

Segnalo un fatto piccolo ma interessante: ho ben due allievi che hanno professionalità (in uno dei due casi anche un lavoro) in campi diversi da quello musicale, ma a quanto pare vogliono farsene una anche in campo compositivo come fine in sè, a prescindere dalla possibilità di trovare un lavoro retribuito in questo campo. Poi ci sono (ma direi che ci sono sempre stati) professionisti di uno strumento che vogliono anche una competenza compositiva.

"Come farvi fronte": a me l'unica lacuna "pesante" del nostro curriculum del corso di composizione accademico di Milano sembra attualmente la mancanza di un lavoro di ear training per tutta la durata del corso, come c'è in Francia ad esempio. I tre anni di teoria e solfeggio (che si svolgono prima del corso accademico) sono assolutamente insufficienti.

Un'osservazione di metodo (che anticipa un tema importante della prossima risposta): non è detto che il metodo migliore per "far fronte" a determinate esigenze sia quello di insegnare tutto lo scibile, onde acquisire quella che chiamerei una "professionalità di dettaglio": anche un laureato in giurisprudenza o in ingegneria  non sa tutto (tant'è vero che affronta poi esami ad hoc per entrare nei vari ordini professionali), ma ha acquisito un metodo di lavoro, un'impostazione culturale che gli dà la competenza necessaria a imparare sul campo quello che dovrà saper fare nel suo settore di impiego.

SL Appare molto probabile che il triennio vada “a regime” con il 1° novembre 2010. Trascrivo qui gli obiettivi formativi e gli sbocchi occupazionali come definiti dal nuovo decreto sugli ordinamenti:

Obiettivi formativi: al termine degli studi relativi al Diploma Accademico di primo livello in Composizione, gli studenti devono aver acquisito competenze tecniche e culturali specifiche tali da consentire loro di realizzare concretamente la propria idea artistica. A tal fine sarà dato particolare rilievo allo studio delle principali tecniche e dei linguaggi compositivi più rappresentativi di epoche storiche differenti. Specifiche competenze devono essere acquisite nell’ambito della strumentazione, dell’orchestrazione, della trascrizione e dell’arrangiamento. Tali obiettivi dovranno essere raggiunti anche favorendo lo sviluppo della capacità percettiva dell’udito e di memorizzazione e con l’acquisizione di specifiche conoscenze relative ai modelli analitici della musica ed alla loro evoluzione storica. Al termine del Triennio gli studenti devono aver acquisito una conoscenza approfondita degli aspetti stilistici, storici ed estetici generali e relativi allo specifico ambito compositivo. Al termine degli studi, con riferimento alla specificità del corso, lo studente dovrà possedere adeguate competenze riferite all’ambito dell’improvvisazione. E’ obiettivo formativo del corso anche l’acquisizione di adeguate competenze nel campo dell’informatica musicale nonché quelle relative ad una seconda lingua comunitaria.

Prospettive occupazionali. Il corso offre allo studente possibilità di impiego nei seguenti ambiti:

- Composizione musicale
- Trascrizione musicale
- Arrangiamento musicale

Qui invece la declaratoria del settore disciplinare “Composizione” come definita dal nuovo decreto sui settori disciplinari:

Il settore si occupa degli aspetti compositivi in musica, comprendendo sia l’accezione della composizione originale, sia quella dell’elaborazione, della trascrizione, dell’arrangiamento e dell’improvvisazione. In particolare mira a sviluppare, attraverso l’analisi e l’esercizio compositivo, le competenze storico-stilistiche e linguistiche in campo melodico, ritmico, armonico, contrappuntistico, timbrico, nonché le competenze tecnico-espressive relative all’uso della voce e di ogni organico strumentale anche abbinato all’elettronica. Fondamentale aspetto di questo settore è lo studio delle forme compositive e delle tecniche della comunicazione musicale.

E qui i campi disciplinari relativi al medesimo settore:

  • Composizione
  • Analisi compositiva
  • Tecniche contrappuntistiche
  • Elaborazione, trascrizione e arrangiamento
  • Sistemi armonici
  • Forme, sistemi e linguaggi musicali
  • Strumentazione e orchestrazione
  • Tecniche compositive
  • Tecniche dell'improvvisazione

n.b.: oltre al settore disciplinare “Composizione” sono presenti i seguenti altri settori: “Composizione musicale elettroacustica”, “Composizione per la musica applicata alle immagini”, “Composizione polifonica vocale”, “Composizione jazz”, “Strumentazione e composizione per orchestra i fiati”.

Alla luce di queste definizioni, entro le quali ogni istituzione dovrà “disegnare” il proprio triennio, come ti piacerebbe che fosse quello del tuo istituto?

DM Prima di rispondere, un'osservazione sul 'tono' generale di questi testi ministeriali: vi si parla di "principali tecniche di epoche storiche differenti", di "composizione originale, elaborazione, strumentazione, orchestrazione, trascrizione, arrangiamento",  di "conoscenze relative ai modelli analitici della musica", di "improvvisazione", di "adeguate competenze nel campo dell’informatica musicale" e di apprendimento "delle tecniche della comunicazione musicale". Il tutto come competenze da acquisire, se non capisco male, da parte di tutti gli allievi, a prescindere da una delimitazione di indirizzi. Insomma, più che degli allievi compositori, qui si hanno in mente dei polli da ingrasso.... Temo (anzi, spero) che questa serie di testi rimanga lettera morta, per il semplice motivo che affrontare seriamente tutte queste prospettive richiederebbe una durata del corso sterminata, e degli allievi con una spiccata tendenza all'onniscienza.

Particolarmente stravaganti i due riferimenti all'arrangiamento e all'improvvisazione, che potrebbero esser pertinenti eventualmente per il settore della  Composizione jazz o per un settore, peraltro non presente, di Musica di consumo. Nel campo colto, quale compositore importante del '900 si segnala per una pratica improvvisativa? E chi fa arrangiamenti, fuori dal jazz e dalla musica di consumo?

La complessità dei saperi (anche i minimalisti americani sono a modo loro complessi) e la conseguente specializzazione e divisione rigida dei compiti (ad es. compositivi vs interpretativi, oppure "colto" vs "non colto", per quanto riguarda la musica) è del resto un trend generale di tutta la cultura moderna: e chi non ci crede, vada a farsi curare un'insufficienza cardiaca da un ortopedico, o un femore rotto da uno pneumologo!

Se c'è una richiesta (e sottolineo se), si può benissimo introdurre un insegnamento di
Tecniche dell'improvvisazione (poi bisogna trovare qualcuno in grado di insegnarle, che abbia una competenza ad hoc, e non sono sicuro che Ludovico Einaudi, tanto per fare un esempio, ne abbia voglia...), ma volerle introdurre nel curriculum generale è un tantino fuori tempo: si narra che Ghedini, direttore a Milano a metà del secolo scorso, agli aspiranti compositori non in grado di improvvisare all'esame di ammissione, dicesse: "Non sai improvvisare? Meglio!" I funzionari ministeriali, a quanto pare, si sono fermati a prima di Ghedini.

Naturalmente, può anche darsi che la ratio del testo ministeriale sia il (lodevole, sia ben chiaro) proposito di rispondere alla richiesta di un insegnamento pubblico più diversificato dell'attuale, ad esempio comprendente l'ambito della musica di consumo. Ma in questo caso, come ho accennato sopra, bisogna impostare un piano di lavoro ad hoc, e (piccolo particolare...) selezionare un corpo insegnante competente nel ramo.

"Il mio triennio ideale": non molto diverso da quello attuale a Milano, con l'aggiunta di quel lavoro sull'ear training cui ho già accennato.

SL Quali prospettive di lavoro potrebbe avere un diplomato di primo livello?

DM Vedi la risposta numero tre.

SL E se questo è il triennio, come ti piacerebbe che fosse articolato il biennio superiore (indirizzi, obiettivi, contenuti...)

DM Se prevarrà a livello nazionale la linea milanese (essere il triennio a livello del corso superiore del vecchio ordinamento ed essere quindi il biennio un livello ulteriore d'insegnamento, ma allora bisognerebbe anche discutere bene di ciò che c'è prima del triennio) vedrei dei bienni più monografici e più specialistici, con un maggior numero di indirizzi, un minor numero di materie (all'interno di ciascun indirizzo), e un diverso equilibrio tra materie di base e materie caratterizzanti (rispetto al triennio), a vantaggio delle caratterizzanti: quella che è la formazione generale, l'acquisizione di un metodo di lavoro, la si potrebbe considerare compito specifico del triennio, lasciando al biennio un approfondimento e una prima messa in opera (su un progetto specifico) delle competenze interiorizzate nel triennio.

SL La domanda cui avresti desiderato rispondere:

DM "(domanda ancora più facile) Che cosa è – oggi, domani – la Composizione?"

E' chiaro che molto di ciò che attiene allo studio della composizione dipende da che idea ci si fa del comporre, sapendo a priori che sono possibili (anche se non è detto che siano condivisibili) diverse prospettive. Io qui, e anche sopra,  mi riferisco al comporre su cui ho competenze, quello colto, cioè (azzardo una definizione) quella particolare forma di pensiero che produce oggetti sonori i quali:
a) aspirano ad essere ascoltati con un'attenzione totale, non come mero sfondo sonoro;
b) passano da un medium scritto particolarmente elaborato (foss'anche, oggi, una serie di istruzioni per computer) perché scrivere produce una forma di pensiero con caratteristiche specifiche;
c) si inseriscono e sono in parte frutto di un rapporto complesso (di cui il compositore è cosciente) con una tradizione musicale (o magari con più di una), e anche, più in generale,  con tutto ciò che è designabile come cultura (umanistica, scientifica) o come storia.

Questo tipo di pensiero musicale richiede (ahinoi) certe competenze anche da parte dei fruitori (che sono comunque meno impegnative, mi pare, di quelle richieste per leggere Heidegger o Baudelaire o per capirci qualcosa nei frattali), quindi c'è sempre qualcuno alla ricerca di scorciatoie, per fare meno fatica. L'ultimo, per ora, è un giornalista de Il giornale della musica (09/09) a colloquio con Giacomo Manzoni: "...non trova che la musica contemporanea sia arroccata nel proprio recinto?" Con la stessa pertinenza si potrebbe chiedere ad Andrea Zanzotto se non si sente isolato rispetto a Mogol, o a Pollini se non si sente arroccato nei confronti di Allevi o di Lelio Luttazzi.

Al momento, una nicchia di pubblico interessata a questo tipo di pensiero, e un insieme di giovani interessato ad apprendere  questo tipo di attività, sembrano ancora esistere, sia in Italia che all'estero, con buona pace degli escursionisti stanchi. 

(novembre 09)

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